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OLTRE LO SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE PER UNA LOTTA GENERALE CHE VADA SINO IN FONDO

Il governo Renzi è il governo più pericoloso degli ultimi decenni.

Da un lato regala al padronato tutto ciò che chiedeva: massima precarizzazione del lavoro, libertà di licenziamento senza giusta causa, ulteriore riduzione di tasse e contributi a carico di sanità e servizi, libertà di saccheggio del territorio, blocco dei contratti pubblici. Dall’altro esibisce irrisione e disprezzo per le manifestazioni dei lavoratori e i sindacati, celebra il proprio successo con la corte dei propri amici capi­talisti, riserva le botte agli operai di Terni. Nel mentre persegue una riforma elettora­le e istituzionale con cui concentrare nelle proprie mani tutte le leve del potere.

Siamo in presenza di un corso reazionario e “bonapartista”. Un bullo tracotante e demagogo mette le proprie ambizioni al servizio della borghesia italiana, fingendosi “amico del popolo”. Va fermato. E per tempo.

LE APERTURE A RENZI HANNO FALLITO

Le aperture che le sinistre politiche e sindacali hanno riservato a Renzi nei suoi pri­mi mesi di governo si sono rivelate un inganno per lavoratori e lavoratrici, oltre che un boomerang per chi le ha prodotte.

Aver presentato Renzi come “la nuova speranza della sinistra” (come ha fatto SEL meno di un anno fa per ricostruire il centrosinistra) è stato penoso e suicida.

Aver evitato il conflitto con Renzi sino ad ottobre, subendo senza reagire la genera­lizzazione dei contratti a termine e la riforma del pubblico impiego (come ha fatto Camusso), ha solo incoraggiato la tracotanza del governo.

Aver corteggiato Renzi, candidandosi a suo interlocutore (come ha fatto Landini), ha contribuito ad abbellire l’immagine del governo agli occhi delle sue vittime. Non solo senza ottenere nulla, ma finendo aggrediti da un governo reazionario.

La svolta degli ultimi due mesi è in sé positiva, ma non basta. Ora che il governo ha squarciato il velo delle finzioni con la propria arroganza è necessaria un’opposizione radicale. Che unisca tutte le sinistre politiche e sindacali. Che sappia andare sino in fondo. A partire dalla necessaria rottura col PD ad ogni livello, nazionale e locale: non si può essere nello stesso tempo all’opposizione di Renzi e in alleanza con Ren­zi in tutta Italia, magari nelle giunte che licenziano i lavoratori!

GENERALIZZARE LA LOTTA , OLTRE LO SCIOPERO ODIERNO.

PER UNA MOBILITAZIONE PROLUNGATA SINO ALLA VITTORIA

Lo sciopero generale di oggi è positivo, ma del tutto insufficiente, tanto più a fronte di un governo che tira dritto. E’ necessario mettere in campo un’azione di massa ra­dicale che punti a ribaltare i rapporti di forza. L’obiettivo non può essere quello di convincere Renzi al “dialogo”. Dev’essere quello di sconfiggere il governo, piegare le sue resistenze, creare le condizioni di un’alternativa vera. Le misure del governo contro il lavoro devono essere ritirate: non c’è nulla da negoziare su quel terreno.

Si convochi un’assemblea nazionale di delegati/e eletti/e nei luoghi di lavoro, in ogni categoria, per definire una piattaforma generale, su cui continuare la lotta Si definisca una piattaforma unificante delle ragioni dei lavoratori, precari, disoccu­pati: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione del lavoro con la ridu­zione generale dell’orario a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le leggi di pre­carizzazione del lavoro, da un grande piano di nuovo lavoro per territorio, ambiente, istruzione, pagato dai profitti e dalle grandi ricchezze.

Su questa piattaforma si promuova una mobilitazione prolungata in tutto il Paese.

Si congiunga la mobilitazione prolungata con l’occupazione generale delle fabbriche e delle aziende che licenziano: coordinando nazionalmente le occupazioni e istituendo una cassa nazionale di resistenza.

GUERRA AL RENZISMO E AD OGNI POPULISMO REAZIONARIO

Renzi ha aperto la guerra contro i lavoratori? Il movimento operaio dichiari guerra al governo. E’ l’unica guerra che Renzi teme davvero.

L’unica che può strappare un risultato, perché l’avversario conosce solo il linguag­gio della forza e può concedere qualcosa solo quando teme di perdere tutto.

L’unica che può unificare attorno ai lavoratori le ragioni di tutti gli sfruttati e delle lo­ro lotte (scuola, sanità, casa, reddito, acqua pubblica..)

L’unica che può unificare i lavoratori stessi, liberandoli dalle sirene del populismo reazionario di Grillo o Salvini, che hanno alimentato la guerra fra poveri nella miseria sociale e nell’arretramento delle lotte: con Salvini a braccetto dei fascisti squadristi nelle piazze e di Berlusconi nel governo delle Regioni; con Grillo che contende a Salvini la campagna odiosa contro i migranti.

UN PARTITO RIVOLUZIONARIO PER UNA ALTERNATIVA DI SOCIETA’

E’ necessario costruire nelle lotte una nuova direzione politica e sindacale del mo­vimento operaio, che sia all’altezza di questo livello di scontro. Che rompa con com­promissioni e ambiguità. Che sia tanto determinata quanto l’avversario. Che abbia come unico interesse l’interesse generale del lavoro e degli sfruttati. Una direzione che si batta, in ogni lotta, per la sola alternativa possibile: un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

L’avanzata parallela di Renzismo, Grillismo, Leghismo dimostra una cosa sola. O il movimento operaio dà la propria soluzione radicale alla crisi della Repubblica, o quella crisi troverà il proprio sbocco reazionario contro il movimento operaio e i suoi stessi diritti democratici. O rivoluzione o reazione.

Non esistono possibili “compromessi riformatori” con le classi dirigenti, come vor­rebbe Tsipras sventolando la vecchia bandiera del liberale Roosevelt. Dentro la grande crisi del capitalismo l’alternativa o è anticapitalistica o non è. Solo un gover­no che dia il potere reale alla maggioranza della società può liberare la società dal capitalismo e da tutti gli avventurieri che si mettono al suo servizio, siano essi di governo o di “opposizione” populista. Solo un governo dei lavoratori può fare piazza pulita dell’intreccio fra criminalità, affari, corruzione, che è congenito al capitalismo e a tutti i suoi partiti.

Il PCL è ovunque impegnato per sviluppare la coscienza di questa necessità. Per portare in ogni lotta il senso di questa prospettiva. Per organizzare innanzitutto chi la condivide. E dunque per costruire il partito rivoluzionario: l’unico partito di cui i lavoratori e gli sfruttati hanno bisogno.

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