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Razzismo: sunto di articoli pubblicati su quotidiani americani di inizio secolo scorso

Di falaghiste 

Gli italiani sono come cani: lavoratori instancabili e obbedienti ma, per ragioni ignote, possono diventare improvvisamente estremamente aggressivi.

Essi rispettano le leggi del paese che li ospita soltanto nella misura in cui gli vengono imposte. Infatti, è a tutti evidente che le uniche regole in cui credono sono quelle tribali e non scritte dei loro paesi di origine, del tutto incomprensibili al comune senso civile.

La famiglia, estesa fino alla più lontana parentela, è l’unico sodalizio in cui si riconoscono; ma se questo lo condividono con altre comunità di immigrati non ancora emancipate, essi si distinguono per l’assoluta indifferenza verso chiunque non ne faccia parte.

Gli Italiani non imparano la nostra lingua se non il minimo indispensabile, probabilmente non ne sono capaci o pensano che non gli serva perché aspirano a tornare nel loro paese. Questo è il contributo che intendono dare alla ricchezza della nostra nazione: addirittura molti non sanno nemmeno l’italiano e parlano solo diversi dialetti incomprensibili fra loro.

Circoscrivendo i rapporti con le altre famiglie di origine italiana ai riti religiosi o addirittura ad arcaiche usanze pagane, ogni famiglia è un mondo a se stante in lotta con tutti.

Va da sé che possono avvenire alleanze fra famiglie diverse ma soltanto tramite il matrimonio, che è considerato il modo migliore per estendere l’influenza su tutta la comunità.

Ma la competizione all’interno della comunità italiana, che naturalmente non riguarda minimamente la sana competizione fra individui per la ricchezza del nostro grande paese, si accentua fra le famiglie originarie di diverse regioni o, addirittura, diverse città italiane. Così, per esempio, i Palermitani diffidano dei Catanesi ed entrambi dei calabresi o dei napoletani. E sono da questi ricambiati.

Inoltre, i meridionali si considerano assolutamente estranei agli immigrati provenienti dalle regioni del nord Italia e viceversa.

In quanto ai settentrionali si può affermare che, pur essendo in genere più civilizzati dei meridionali e numericamente minoritari, siano ancora più pericolosi.

Infatti è certo che fra loro agiscano molti criminali socialisti e anarchici che, cacciati dal loro paese, sono venuti nel nostro per diffondere la sovversione fra i nostri lavoratori e quelli delle altre comunità di immigrati.

Per queste ragioni si può affermare oltre ogni ragionevole dubbio che gli italiani siano più estranei all’America dei cinesi, peggiori degli irlandesi (che almeno parlano la nostra lingua) e inferiori anche ai negri che si sforzano di essere americani.

La conclusione può essere una soltanto: si caccino tutti questi cani dagli States perché il loro contribuito è molto inferiore al pericolo che rappresentano per la nostra democrazia, per i nostri valori e per la nostra libertà. La loro natura non è integrabile nella nostra grande società.

Che Dio in questo ci aiuti.

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