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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Nella “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” i comunisti devono rilanciare la propria idea di società.
Un grande esempio di come i comunisti devono affrontare la questione di genere e come superare il sessismo è insito della lotta rivoluzionaria, che porterà ad una società superiore: quella comunista.
Certo è che la nostra lotta di demarcazione non ci deve portare a boicottare queste giornate “simboliche” (come quella di oggi), anzi devono essere un momento in cui rilanciare la nostra proposta politica.
Pertanto si propone un testo sconosciuto ai più del mondo della “sinistra”, di una grande rivoluzionaria, Aleksandra Kollontaj: “Il comunismo e la famiglia”. Proponiamo questo testo proprio perchè non sarà di certo una legge, una “quota rosa” o qualche euro in più a ridare dignità alla donna, tanto sfruttata dall’uomo come dalla società. Il nostro punto di vista è che lo sfruttamento della donna sarà superato solo da una lotta contro questo sistema capitalistico che non è solo contro il genere femminile, ma anche contro quello maschile. Non sarà quindi la donna a liberarsi, da sola, ma saranno le donne e gli uomini, insieme, a rivoluzionare la società.
Quindi i comunisti la considerano non una questione di genere, ma una questione di CLASSE SOCIALE: sfruttati contro sfruttatori.

– Il testo è anche scaricabile dalla nostra biblioteca teorica, qui.
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Il Comunismo e la famiglia

Alexandra Kollontaj
Scritto nel 1921.

Tradotto da Clara Statello, Marzo 2009

In uno stato comunista la famiglia continuerà ad esistere? Manterrà la forma attuale? Sono queste le questioni che attualmente tormentano le donne della classe lavoratrice e ugualmente preoccupano i loro compagni, gli uomini. Non deve sembrarci strano che negli ultimi tempi questo problema assilli le menti delle lavoratrici. La vita cambia continuamente davanti ai nostri occhi; antiche usanze e abitudini scompaiono a poco a poco. L’intera esistenza della famiglia proletaria si modifica e organizza in forma tanto nuova, tanto strana, come mai nessuno avrebbe potuto immaginare. E una delle cose che produce maggiori perplessità tra le donne in questo momento è il modo in cui si è agevolato il divorzio in Russia. Di fatto, in virtù del decreto del commissario del popolo del 18 dicembre 1917, il divorzio ha smesso di essere un lusso accessibile solo ai ricchi; da ora in poi la donna lavoratrice non dovrà più attendere mesi e anni affinché venga accolta la sua richiesta di separazione matrimoniale che le dia diritto a separarsi dal marito ubriacone o brutale, abituato a picchiarla. Da ora in poi il divorzio si potrà ottenere in maniera amichevole nel giro di una, due settimane al massimo. Ma è precisamente questa facilità con cui si ottiene il divorzio, fonte di tante speranze per quelle donne che hanno un matrimonio disgraziato, che preoccupa le altre, specialmente quelle che considerano il marito come colui che provvede alla famiglia, l’unico sostegno della vita, quelle donne che ancora non capiscono che devono abituarsi a cercare e trovare il sostegno in un altro luogo, non nella persona dell’uomo, ma nella persona della società, dello Stato.

Dalla famiglia genesica ai nostri giorni

Non c’è alcuna ragione di ingannare noi stesse: la famiglia normale dei tempi passati in cui l’uomo era tutto e la donna niente – dato che non aveva volontà propria, né denaro, né tempo da gestire liberamente – questo tipo di famiglia è soggetta a cambiamenti giorno dopo giorno, e attualmente è quasi una cosa che appartiene al passato, di cui non dobbiamo più preoccuparci. Sia per errore che per ignoranza siamo disposti a credere che tutto ciò che ci circonda debba mantenersi immutabile, mentre tutto il resto cambia. Sempre è stato così, sempre così sarà. Questa affermazione è profondamente errata. Per renderci conto della sua falsità, non abbiamo che da vedere come viveva la gente nel passato, e subito ci accorgeremo di come tutto è soggetto al cambiamento, come non esiste alcuna usanza, né organizzazione politica, né morale che permanga fissa e inviolabile. Una volta la famiglia era completamente diversa da come siamo abituati a vederla. Una volta l’unica forma di famiglia considerata normale era la famiglia genesica, che aveva a capo l’anziana madre attorno a cui si raggruppavano, nella vita e nel lavoro comune, i figli, i nipoti e i bis-nipoti. Successivamente fu la famiglia patriarcale ad essere considerata l’unica forma possibile di famiglia, presieduta dal padre-padrone, la cui volontà era legge per tutti gli altri membri della famiglia. Ancora oggi è possibile trovare nei villaggi russi famiglie contadine di questo tipo. In realtà possiamo affermare che in queste località la morale e le leggi che reggono la vita familiare sono completamente diverse da quelle che regolano la vita della famiglia dell’operaio di città. Nelle campagne esistono ancora molte usanze che non è possibile trovare nella famiglia della città proletaria. I tipi di famiglia, i suoi costumi, etc., variano secondo le razze. Ci sono popoli come ad esempio i turchi, gli arabi, i persiani le cui leggi permettono ai mariti di avere molte mogli. Sono esistite e ancora si trovano tribù che tollerano usi contrari, cioè che la donna abbia molti mariti. La moralità in uso dell’uomo del nostro tempo lo autorizza ad esigere dalle giovani la verginità fino al loro legittimo matrimonio. Ma tuttavia esistono tribù in cui avviene esattamente il contrario: la donna è orgogliosa di aver avuto molti amanti, e indossa alle braccia e ai piedi braccialetti che ne indicano il numero… I vari popoli, con l’approvazione divina praticano tradizioni che ci risultano stravaganti, incluso abitudini che usiamo qualificare come immorali, mentre a loro volta, considerano “peccaminose” le nostre usanze e le nostre leggi. Quindi non abbiamo alcuna ragione di spaventarci né del fatto che la famiglia subisca un cambiamento, perché a poco a poco si scartano le vestigia del passato vissuto sinora, né delle nuove relazioni tra uomini e donne che si vanno formando. Non abbiamo che da chiederci: cos’è morto del nostro vecchio sistema familiare e che relazione c’è tra l’operaio e l’operaia, tra il contadino e la contadina? Quali dei loro rispettivi diritti e doveri si armonizzano meglio con le condizioni di vita della nuova Russia? Tutto ciò che sarà compatibile con il nuovo stato di cose si manterrà; il resto, tutta l’antica merda che abbiamo ereditato dalla maledetta epoca di servitù e dominazione, i proprietari di terre e i capitalisti, tutto questo sarà cancellato assieme alla classe sfruttatrice, con i nemici del proletariato e dei popoli.

Il capitalismo ha distrutto l’antica vita familiare

La famiglia nella forma attuale altro non è che una delle tante eredità del passato. Solidamente unita, compatta e indissolubile, tale era il carattere del matrimonio santificato dal prete – la famiglia era ugualmente necessaria per ognuno dei suoi membri. Perché nessuno, se non la famiglia, si occupava di allevare, vestire, educare i figli? Chi pensava a guidarli nella vita? Triste la sorte degli orfani a quei tempi; era il peggior destino che poteva capitare in sorte. Nel tipo di famiglia che conosciamo, il marito è quello che guadagna il sostegno e mantiene la moglie e i figli. La donna a sua volta si occupa delle faccende domestiche e di allevare i figli come meglio crede. Però, da un secolo a questa parte, questa forma di famiglia sta sperimentando una distruzione progressiva in tutti i paesi del mondo in cui domina il capitalismo, in cui il numero delle fabbriche cresce rapidamente, assieme alle altre imprese capitaliste che impiegano operai. Le usanze e la morale familiare si formano simultaneamente come conseguenza delle condizioni generali di vita in cui si trova la famiglia. Ciò che più ha contribuito a modificare in maniera radicale le usanze familiari è stato, indiscutibilmente, l’enorme espansione del lavoro salariato femminile. Prima era l’uomo l’unico possibile sostegno della famiglia. Ma negli ultimi 50-60 anni abbiamo provato in Russia (mentre negli altri paesi prima), che il regime capitalista obbliga le donne a cercare lavoro remunerato fuori dalla famiglia, fuori dalla sua casa.

Trenta milioni di donne sopportano un doppio peso

Appena il salario dell’uomo, sostegno della famiglia, risultò insufficiente a coprire le necessità della stessa, la donna si vide obbligata a sua volta a cercare un lavoro remunerato. Anche la donna dovette bussare alla porta della fabbrica. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, cresceva il numero delle donne che appartenevano alla classe lavoratrice, che abbandonavano le loro case per andare a nutrire le fila delle fabbriche, per lavorare come operaie, dipendenti, lavandaie, domestiche. Secondo calcoli antecedenti alla Grande Guerra, nei paesi d’ Europa e d’America, le donne che si guadagnavano da vivere con il proprio lavoro erano arrivate a sessanta milioni. Durante la guerra questo numero aumentò considerevolmente. La stragrande maggioranza di queste donne erano sposate; è facile immaginare la vita familiare che potevano condurre. Che vita può esserci quando la moglie e la madre sta fuori di casa per otto – dieci ore al giorno? La casa viene necessariamente trascurata, i figli crescono senza nessuna cura materna, abbandonati a se stessi in mezzo ai pericoli della strada, in cui passano la maggior parte del tempo. La donna sposata, la madre operaia, suda sangue per svolgere queste tre mansioni che pesano contemporaneamente su di lei: disporre delle ore necessarie per il lavoro, lo stesso svolto da suo marito, in un’industria o in uno stabilimento commerciale; dopo consacrarsi alle faccende domestiche e per ultimo badare ai figli. Il capitalismo ha caricato sulle spalle della donna che lavora un peso che la schiaccia. L’ha trasformata in operaia senza alleviarla dai suoi compiti di donna di casa e madre. Quindi possiamo vedere come la donna si consuma a causa di questo triplo e insopportabile peso che grava su di lei, che spesso si esprime con gridi di dolore e occhi gonfi di lacrime. Le fatiche e le preoccupazioni per tanto tempo sono state il destino della donna; ma mai la sua vita è stata tanto disgraziata, tanto disperata che in questo periodo, sotto il regime capitalista, e precisamente nel periodo in cui l’industria attraversa la fase di massima espansione.

I lavoratori imparano un’esistenza senza vita familiare

Più il lavoro salariato femminile si espande, più progredisce la decomposizione della famiglia. Che vita familiare può esistere laddove un uomo e una donna lavorano in fabbrica, in settori differenti, se la donna non dispone neppure del tempo necessario per preparare un buon pasto per i suoi figli! Che vita familiare può esistere laddove il padre e la madre trascorrono fuori casa la maggior parte delle ore della giornata, consegnati a un duro lavoro, che gli impedisce di dedicare qualche minuto ai propri figli! Nelle epoche precedenti era completamente diverso. La madre, la donna di casa, rimaneva dentro, si occupava delle faccende domestiche e dei suoi figli, che stavano sempre sotto il suo sguardo vigile. Oggigiorno, dalle prime ore del mattino finché suona la sirena della fabbrica, la lavoratrice corre con premura per arrivare a lavoro. La sera, nuovamente, al fischiar della sirena, corre frettolosamente a casa per preparare la zuppa e svolgere le mansioni domestiche indispensabili. La mattina seguente, dopo poche ore di sonno, per la donna comincia di nuovo il suo pesante fardello. Non possiamo dunque sorprenderci del fatto che a causa di queste condizioni di vita, si sciolgano i legami familiari e la famiglia si dissolva giorno dopo giorno. A poco a poco va scomparendo tutto ciò che aveva reso la famiglia un solido blocco, che costituiva le sue salde fondamenta, la famiglia è sempre meno necessaria ai suoi stessi membri e allo stato. Le vecchie forme familiari si trasformano in un ostacolo. In cosa consisteva la forza della famiglia nei tempi passati? In primo luogo nel fatto che era il marito, il padre, colui che manteneva la famiglia; in secondo luogo la casa era qualcosa di ugualmente necessario per tutti i membri della famiglia e in terzo e ultimo luogo, perché i figli erano educati dai padri. Cos’è che ancora rimane di tutto ciò? Il marito, come abbiamo visto, ha smesso di essere l’unico sostegno della famiglia. La donna che va a lavorare, da questo punto di vista, è diventata uguale al marito. Ha imparato non soltanto a guadagnare da vivere per lei stessa, ma anche, in molti casi, per il marito e per i figli. Le rimane ancora il compito di familiare di allevare e mantenere i figli quando sono ancora piccoli. Vediamo ora, in realtà, in cosa consiste questo obbligo.

Il lavoro domestico non è una necessità

Una volta la donna della classe povera, tanto nella città quanto nella campagna, passava tutta la sua vita in famiglia. La donna non sapeva niente di ciò che accadeva al di fuori delle mura domestiche e quasi sicuramente, nemmeno desiderava saperlo. In compenso, svolgeva dentro la sua casa, la più grande varietà di occupazioni, tutte utili e necessarie, non solo per la vita della famiglia in sè ma anche per lo Stato. La donna faceva tutto ciò che fa oggi qualsiasi operaia o contadina. Cucinava, lavava e puliva la casa e cuciva i vestiti dei familiari. Ma non faceva soltanto questo. Teneva su di sè, inoltre, una serie di compiti, che non hanno le donne del nostro tempo: filava la lana e il lino, tesseva la tela, ricamava e lavorava a maglia, all’uncinetto; lavorava il pizzo e si dedicava, a seconda delle possibilità della famiglia, alla conservazione della carne e degli altri alimenti. Distillava le bevande per la famiglia e modellava le candele per la casa. Com’erano diversi i compiti delle donne nei tempi passati! Così passavano la vita le nostri madri e le nostre nonne! Ancor oggi, nei remoti paesini della campagna, in contatto con le linee ferroviarie o sulle rive dei grandi fiumi, si possono incontrare piccoli nucleo dove si conserva, senza alcuna differenza, il modo di vita dei bei tempi passati, in cui la donna di casa realizzava una serie di lavori che la donna lavoratrice delle grandi città o delle popolose regioni industriali non conosce più già da molto tempo.

Il lavoro industriale della donna in casa

Ai tempi delle nostre nonne erano assolutamente necessari e utili tutti i lavori domestici delle donne, da cui dipendeva il benessere familiare. Quanto più la donna si dedicava a questi compiti, tanto meglio andava la vita domestica. Anche lo stesso Stato poteva beneficiare delle attività della donna di casa. Poiché in realtà la donna degli altri tempi non si limitava a preparare il brodino per sè e per la sua famiglia, ma le sue mani producevano molti altri beni di ricchezza, come la tela, il filo, il burro, etc., cose che potevano portarsi al mercato e considerarsi merci, beni di valore. E’ certo che ai tempi delle nostre nonne e bisnonne il lavoro non era valutato in denaro. Ma non c’era nessun uomo, contadino o operaio, che non cercasse come compagna una donna con le “mani d’oro”, frase ancora proverbiale tra il popolo. Poiché i soli mezzi dell’uomo, senza il lavoro domestico della donna, non sarebbero stati sufficienti a mantenere una casa. Proprio in questo il bene dello Stato, gli interessi della nazione, coincidevano con quelli del marito: quanto più una donna lavorava in seno alla sua famiglia, tanto più l’intera classe era produttiva. La tela, il cuoio, la lana in esubero, potevano vendersi nei mercati vicini. Di conseguenza la donna di casa contribuiva ad aumentare nel complesso la prosperità di un Paese.

La donna sposata e la fabbrica

Il capitalismo ha totalmente modificato questo antico stile di vita. Tutto ciò che prima si produceva dentro la famiglia, ora si fabbrica in grosse quantità negli officine e nelle fabbriche. La macchina sostituì le agili dita della donna di casa. Quale donna, al giorno d’oggi, lavorerebbe per modellare candele, filare o tessere la tela? Tutti questi beni si possono acquistare nel più vicino negozio. Prima tutte le ragazze dovevano imparare fare la calza. Sarebbe possibile, al giorno d’oggi trovare una giovane operaia che faccia le calza? Prima di tutto le mancherebbe il tempo necessario. Il tempo è denaro e non c’è oggi nessuno disposto a perderlo in maniera improduttiva, cioè, senza ottener alcun profitto. Attualmente, tutte le donne di casa, che allo stesso tempo lavorano in fabbrica, preferiscono comprare le calze già fatte, piuttosto che perder tempo a farle. Possiamo trovare poche lavoratrici, e solo in casi isolati, disposte a preparare le conserve per la famiglia, quando possono comprarli nel negozio d’alimentari perfettamente preparati. Anche se il prodotto venduto nel negozio sia di qualità inferiore o che non sia buono come quello che può preparare una massaia a casa sua, la lavoratrice non ha né il tempo né le energie per dedicarsi a tutte le laboriose operazioni necessarie che richiede un lavoro del genere. La realtà è che la famiglia contemporanea si rende sempre più indipendente da quelle mansioni domestiche, senza cui le nostre nonne non avrebbero mai potuto concepire la vita familiare. Ciò che prima si produceva nella famiglia, oggi si produce col comune lavoro di uomini e donne lavoratori nelle fabbriche e nelle officine.

Le faccende individuali sono destinate a sparire

La famiglia attualmente consuma senza produrre. Le faccende domestiche essenziali di una donna di casa si sono ridotte a quattro: pulizia (pavimento, mobili, stoviglie, etc), cucina (preparazione di pranzo e cena), lavaggio e cura della biancheria e dei vestiti della famiglia (rammendare o rattoppare). Questi lavori sono molto stancanti. Consumano tutte le energie, e tutto il tempo della donna lavoratrice che, per di più, deve lavorare in fabbrica. Di certo le mansioni delle nostre nonne comprendevano molte più operazioni, ma, tuttavia, erano dotate di una qualità che viene a mancare ai lavori domestici della donna dei nostri tempi: hanno perduto la loro caratteristica di essere lavori utili per lo Stato dal punto di vista dell’economia nazionale, poiché sono lavori con cui non si creano nuovi valori. Con cui non si contribuisce alla prosperità del paese. Invano la donna lavoratrice passa le giornate da mattina a sera pulendo casa, lavando e stirando i vestiti, consumando energie per sistemare la biancheria rovinata, ammazzandosi per preparare con i suoi scarsi mezzi il miglior pasto possibile, poiché, quando finirà il giorno, non rimarrà alcun risultato materiale di tutto il suo lavoro giornaliero; con le sue mani infaticabili non avrà creato durante il giorno, nulla che possa essere considerato merce nel mercato commerciale. Potrebbe vivere mille anni, ma tutto sarebbe uguale per la donna lavoratrice. Ogni mattina rimuovere la polvere dai mobili, il marito verrebbe la sera con voglia di cenare i bambini tornerebbero a casa con le scarpette piene di fango. Il lavoro della donna di casa diventa ogni giorno meno utile e ogni giorno più improduttivo.

L’aurora del lavoro domestico collettivo

I lavori domestici individuali iniziano a scomparire e di giorno in giorno sono sostituiti dal lavoro domestico collettivo, e verrà il giorno in cui, prima o poi, la donna lavoratrice non dovrà più occuparsi della propria casa. Nella Società Comunista di domani, questi lavori verranno svolti da una categoria speciale di donne lavoratrici che si dedicano esclusivamente a queste occupazioni. Le mogli dei ricchi vivono da molto tempo vivono libere da queste sgradevoli e faticose mansioni. Perché la donna lavoratrice deve continuare a portare questo pesante fardello? Nella Russia Sovietica la vita della donna lavoratrice deve contornata dalle stesse comodità, la stessa pulizia, la stessa igiene, la stessa bellezza, che finora caratterizzava l’ambiente delle donne appartenenti alle classi ricche. Nella Società Comunista la donna non dovrà passare le sue scarse ore di riposo in cucina, perché nella Società Comunista esisteranno ristoranti pubblici e cucine centrali in cui si darà da mangiare a tutti. Questi stabilimenti sono aumentati in tutti i paesi, compresi quelli dei regimi capitalisti. In realtà si può dire che è da mezzo secolo che aumentano di giorno in giorno in tutte le città d’Europa. Crescono come funghi dopo le piogge autunnali. Ma mentre nel sistema capitalista solo la gente con i portafogli rigonfi può permettersi il lusso di mangiare al ristorante, nella città comunista saranno alla portata di tutti. Lo stesso si può dire per il lavaggio dei vestiti e gli altri lavori domestici. La donna lavoratrice non dovrà affogare in un oceano di schifezze o rovinarsi la vista rammentando o cucendo i vestiti la notte. Non dovrà più portarla ogni settimana nelle lavanderia centrali per andarla a prendere una volta lavata o stirata. In questo modo la donna lavoratrice avrà meno preoccupazioni. L’organizzazione di stabilimenti in cui riparare o rammendare la biancheria offrirà alla donna lavoratrice l’opportunità di passare le serate dedicandosi a letture istruttive, in sane distrazioni, anziché passarle, come accade sinora, svolgendo lavori stancanti. Quindi vediamo che le ultime quattro faccende domestiche che ancora pesano sulle spalle delle donne della nostra epoca spariranno con il trionfo del regime comunista. L’operaia non avrà di che lamentarsi, perché la Società Comunista porrà fine al giogo domestico della donna per rendere la sua vita più allegra, più ricca, più libera e più completa.

L’educazione dei figli in un regime comunista

Che rimarrà della famiglia quando saranno spariti tutti gli obblighi del lavoro domestico? Dovremo ancora lottare per il problema dei figli. Per quanto riguarda questa questione lo Stato Comunista verrà in ausilio della famiglia sostituendola; gradualmente la società si farà carico di tutti quegli obblighi che prima ricadevano sui genitori. Con il regime capitalista, l’istruzione dei figli ha smesso di essere un obbligo dei genitori. Il bambino impara a scuola. Appena il bambino entra in età scolare, i genitori respirano più liberamente. Quando arriva questo momento, lo sviluppo intellettuale del bambino non è più un compito che incombe su di loro. Tuttavia, con ciò non finiscono gli obblighi che ha la famiglia nei confronti del bambino. Rimane ancora l’obbligo di nutrire il bambino, vestirlo, calzarlo, trasformarlo in un operaio abile e onesto affinché, con tempo, si renda autosufficiente e aiuti i propri genitori quando saranno vecchi. Accadeva molto frequentemente, tuttavia, che la famiglia operaia non poteva adempiere interamente a questi obblighi bei confronti dei suoi figli. Il salario ridotto da cui dipende la famiglia operaia non gli consente neanche di dare ai propri figli ciò che basta per sfamarsi, mentre l’eccessivo lavoro che pesa sui genitori gli impedisce di dedicare all’educazione delle giovani generazioni tutte le attenzioni cui il dovere li obbliga. Si dava per scontato che la famiglia si occupasse dei figli. Ma era ciò che faceva realmente? Sarebbe più giusto dire che è per la strada che si formano i figli dei proletari. I bambini della classe operaia non conoscono le soddisfazioni della vita familiare, piaceri che ancora noi condividiamo con i nostri genitori. Inoltre si deve prendere in considerazione che la riduzione dei salari, l’insicurezza nel lavoro sino alla fame stessa, trasformano spesso il bambino di 10 anni della classe lavoratrice in un operaio. Da questo momento, non appena il figlio (maschio o femmina che sia) comincia a guadagnare il primo stipendio, considera se stesso padrone della propria persona, fino al punto che la parola e il consenso dei suoi genitori non lo influenzano più in alcun modo, cioè finisce l’autorità dei genitori e termina l’obbedienza. Man mano che vanno scomparendo i lavori domestici della famiglia, tutti gli obblighi di sostegno ed educazione dei bambini sono svolti dalla società in luogo dei genitori. Sotto il regime capitalista, i figli della classe proletaria erano con troppa frequenza un peso impossibile da sostenere.

Il bambino e lo Stato Comunista

Anche in questo caso la Società Comunista verrà in aiuto ai genitori. Nella Russia Sovietica, grazie al Commissario dell’Educazione Pubblica e del Benessere Sociale, si sono compiuti grandi passi avanti. Si può dire che sotto questo aspetto sono state già fatte molte cose per facilitare il compito della famiglia di crescere e mantenere i figli. Già esistono case per i neonati, asili infantili, giardini d’infanzia, colonie e case per i bambini, infermerie e sanatori per gli infermi, ristoranti, mense per gli scolari, testi scolastici gratuiti, vestiti e scarpe per i bambini degli istituti d’istruzione. Tutto ciò non dimostra sufficientemente che il bambino esce dalla stretta cornice familiare, passando il peso della sua crescita e della sua educazione dai genitori alla collettività? Le cure dei genitori verso i figli possono classificarsi in tre modi: 1) le cure che i bambini richiedono imprescindibilmente nei primi anni della loro vita; 2) le cure che servono alla crescita del bambino; 3) le cure che necessita l’istruzione del bambino. Ciò che si riferisce all’istruzione dei bambini, nella scuola elementare, istituti e università è già diventato un dovere dello Stato, anche nelle società capitaliste. Dall’altro lato, le condizioni della classe dei lavoratori, le condizioni di vita, obbligano, anche nella società capitalista alla creazione di luoghi di gioco, asili, etc. Quanto più la classe lavoratrice ha coscienza dei suoi diritti, quanto meglio è organizzata in qualsiasi Stato specifico, tanto più la società avrà l’interesse di alleviare le famiglie dal peso della cura dei figli. Ma la società borghese ha modo di andare lontano per quanto riguarda la considerazione degli interessi della classe lavoratrice, e molto più se in questo modo contribuisce alla disintegrazione della famiglia. I capitalisti si rendono perfettamente conto che il vecchio tipo di famiglia in cui la moglie è una schiava e l’uomo è responsabile del sostentamento e del benessere della famiglia, che una famiglia di questo tipo è la miglior arma per ostacolare gli sforzi del proletariato verso la sua libertà, per indebolire lo spirito rivoluzionario dell’uomo e della donna proletari. La preoccupazione per la sorte della sua famiglia, priva l’operaio di tutta la sua fermezza, lo obbliga a scendere a compromessi con il capitale. Cosa non farebbero i genitori proletari per sfamare i propri figli? Al contrario di quanto succede nella società capitalista, che non è stata capace di trasformare l’educazione della gioventù in una vera funzione sociale, in una opera dello Stato, la Società Comunista considererà l’educazione sociale della generazione nascente come la base reale delle sue usanze e delle sue leggi, la pietra costitutiva di un nuovo edificio. L’uomo nuovo, della nostra nuova società, sarà modellato dalle organizzazioni socialiste, dai giardini d’infanzia, residenze, asili, etc. per bambini e molte altre istituzioni di questo tipo, in cui il bambino passerà la maggior parte della giornata e in cui educatori intelligenti lo trasformeranno in un comunista cosciente della grandezza di questo inviolabile motto: solidarietà, cameratismo, aiuto mutuale e devozione alla vita collettiva.

La sussistenza della madre assicurata

Vediamo ora, una volta che non è più necessario occuparsi dell’allevamento e dell’educazione dei figli, quali delle obbligazioni della famiglia verso i figli rimarranno, in particolare una volta alleviate le preoccupazioni materiali che porta con sé la nascita di un figlio, ad eccezione delle cure che necessita un bambino appena nato, quando ancora necessita delle cure della madre, mentre impara a camminare aggrappandosi alla gonna della madre. Anche in questo lo Stato Comunista viene premuroso in aiuto alla madre lavoratrice. Non esisterà più la madre afflitta con un bambino in braccio. Lo Stato dei Lavoratori si darà carico dell’obbligo di assicurare la sussistenza a tutte le madri, che siano o meno legittimamente sposate, fin quando allattano i propri figli: creerà ovunque case della maternità, organizzerà in tutte le città e in tutti i paesi degli asili e degli istituti simili per quelle donne che possono essere utili lavorando per lo Stato, mentre, allo stesso tempo, compiono la loro funzione di madri.

Il matrimonio non sarà più una catena

Le madri operaie non hanno da allarmarsi. La Società Comunista non pretende separare i figli dai genitori, ne strappare il bambino appena nato dal petto di sua madre. Non si esiste la benché minima intenzione di ricorrere alla violenza per distruggere la famiglia come tale. Niente di ciò. Queste non sono le aspirazioni della Società Comunista. A cosa stiamo assistendo oggi? Alla rottura dei legami di un modello di famiglia decaduto. Questa, gradualmente, si va liberando di tutte le mansioni domestiche che erano altrettanti pilastri che sostenevano la famiglia con un tuttuno sociale. I lavori di pulizia, etc. della casa? Sembra di aver dimostrato abbondantemente la loro inutilità sociale. I figli? I genitori proletari non possono più occuparsi della loro crescita, non possono più assicurare né la sussistenza né l’educazione. Questa è la situazione reale delle cui conseguenze soffrono ugualmente sia i genitori che i figli. Pertanto la Società Comunista di avvicinerà all’uomo e alla donna proletari e gli dirà: “Siate giovani e amatevi”. Tutti hanno diritto alla felicità. Per questo dovete vivere la vostra vita. Non abbiate paura del matrimonio, anche se nella società capitalista il matrimonio altro non era che una catena per l’uomo e la donna della classe operaia. E soprattutto non temete, essendo giovani e in salute, di dare al vostro paese nuovi operai, nuovi piccoli cittadini. La società dei lavoratori ha bisogno di nuova forza lavoro; saluta l’arrivo dei nuovi venuti al mondo. Non temete per il futuro di vostro figlio. Vostro figlio non conoscerà il freddo e la fame. Non sarà disgraziato, non verrà abbandonato alla sua sorte come accadeva nella società capitalista. Non appena il neonato viene al mondo, lo Stato della classe lavoratrice, la Società Comunista, assicurerà al figlio e alla madre una razione per la sua sussistenza e una sollecita cura. La Patria Comunista crescerà, alimenterà ed educherà il bambino. Ma questa Patria non intenderà in alcun modo strappare il bambino ai genitori che vogliono partecipare all’educazione del figlio. La Società Comunista si prenderà carico degli oneri dell’educazione del figlio, ma mai priverà dell’allegria paterna, della soddisfazione materna, coloro che sono capaci di apprezzare e comprendere questa felicità. Si può dunque chiamare tutto ciò distruzione della famiglia con la violenza o separazione forzata del figlio dalla madre?

La famiglia come unione di affetti e cameratismo

C’è qualcosa che non si può negare, ed è il fatto che la famiglia vecchio stampo è giunta alla sua ora. Il comunismo non ha colpa di ciò: è il risultato dei cambiamenti dovuti alle condizioni di vita. La famiglia ha smesso di essere una necessità per lo Stato come avveniva in passato. Al contrario, diventa qualcosa più dannosa che inutile, dal momento che, senza che ve ne sia necessità, impedisce che la donna della classe lavoratrice possa realizzare un lavoro molto più produttivo e importante. La famiglia non è più necessaria neanche ai suoi stessi membri, poiché il compito di educare i figli, che prima le spettava interamente, passa sempre più nelle mani della collettività. Sulle rovine della vecchia vita familiare vedremo presto sorgere una nuova forma di famiglia che presumerà relazioni completamente differenti fra l’uomo e la donna, basate sull’affetto e il cameratismo, nell’unione di due persone uguali nella società comunista, di due persone libere, indipendenti, operaie. Non più la servitù domestica per la donna! Non più la diseguaglianza all’interno della famiglia! Non più il terrore della donna di rimanere senza sostegno e aiuto se il marito l’abbandona! La donna, nella Società Comunista, non dipenderà da suo marito, fin quando saranno le sue forti braccia a procurarle il sostentamento. Finirà l’incertezza sul futuro dei figli. Lo Stato Comunista assumerà tutte queste responsabilità. Il matrimonio sarà purificato da tutti gli elementi materiali, dai calcoli monetari che costituiscono la ripugnante macchia della vita familiare dei nostri tempi. Il matrimonio si trasformerà da ora in avanti nella sublime unione di due anime che si amano, che si professano mutua fede; una unione del genere promette a tutte le operaie e gli operai la più completa felicità, il massimo della soddisfazione che può capitare a persone coscienti di se stesse e della vita che li circonda. Questa unione libera, forte del sentimento di cameratismo che la ispira, invece della schiavitù coniugale del passato, è ciò che la Società Comunista del domani offrirà agli uomini e alle donne. Una volta trasformate le condizioni di lavoro, una volta aumentata la sicurezza della donna lavoratrice, una volta scomparso il matrimonio tale e quale lo consacrava la chiesa, cioè il matrimonio indissolubile che in fondo non era altro che una mera frode- , una volta che il matrimonio è sostituito dalle libere e oneste unioni di uomini e donne che si amano e sono compagni, un altro vergognoso flagello inizierà a scomparire, un’altra calamità orribile che macchia l’umanità e il cui peso ricade per intero sulle spalle della donna lavoratrice: la prostituzione.

Finirà per sempre la prostituzione

Questa vergogna la dobbiamo al sistema economico oggi in vigore, all’esistenza della proprietà privata. Quando sparirà per sempre la proprietà privata sparirà il commercio della donna. Quindi le donne della classe lavoratrice possono smetterla di preoccuparsi, per la scomparsa della famiglia come è attualmente costituita. Sarebbe molto meglio salutare con gioia l’aurora della nuova società, che libererà la donna dalla servitù domestica, che la allevierà dal peso della maternità, una società in cui, finalmente, vedremo sparire la più terribile delle maledizioni che pesano sulla donna: la prostituzione. La donna, che invitiamo alla lotta per la grande causa della liberazione dei lavoratori, deve sapere che il nuovo Stato non avrà alcun motivo per separazioni meschine, come accade ora. “Questi sono i miei figli, sono gli unici a cui devo tutta la mia attenzione materna, tutto il mio affetto; questi sono i tuoi figli; questi i figli del vicino. Mi bastano i miei.” Sin da ora, la madre operaia che abbia piena coscienza della sua funzione sociale, si eleverà a tal punto che arriverà a non stabilire più differenze tra “i tuoi e i miei”; dovrà ricordare sempre che da ora non ci saranno che i “nostri figli”, quelli dello Stato Comunista, possedimento comune di tutti i lavoratori.

L’uguaglianza sociale tra uomo e donna

Lo Stato dei Lavoratori ha la necessità di stabilire una nuova forma di relazione fra i due sessi. L’amore esclusivo della madre per i suoi figli deve estendersi fino a comprendere tutti i figli della grande famiglia proletaria. Al posto del matrimonio indissolubile, basato sulla servitù della donna, vedremo nascere l’unione libera e fortificata dall’amore e il mutuo rispetto di due membri dello Stato Operaio, uguali nei loro diritti e nei loro doveri. Al posto della famiglia di tipo individuale e egoista, si leverà la grande famiglia universale dei lavoratori, in cui tutti i lavoratori, uomini e donne, saranno prima di tutto operai e compagni. Queste saranno le relazioni tra uomini e donne della Società Comunista di domani. Queste nuove relazioni assicureranno all’umanità tutti i piaceri del cosiddetto amore libero, nobilitato da una vera uguaglianza sociale tra compagni, piaceri che sono sconosciuti nella società commerciale del regime capitalista. E’ aperta la strada all’esistenza di una infanzia forte e sana; aperta la strada ad una gioventù vigorosa che ama la vita con tutta la sua gioia, una gioventù libera nel sentimento e nei suoi affetti! Questo è lo slogan della Società Comunista. In nome dell’uguaglianza, della libertà e dell’amore, lanciamo un appello a tutte le donne lavoratrici, a tutti gli uomini lavoratori, ai contadini e alle contadine affinché con risolutezza e fede si dedichino al lavoro di ricostruzione della società umana per renderla più perfetta, più giusta e più in grado di assicurare all’individuo la felicità che gli spetta. La bandiera rossa della rivoluzione che sventolerà dopo la Russia negli altri paesi del mondo, annuncia che non è lontano il momento in cui potremo godere del cielo in terra, a cui l’umanità aspira da secoli.
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