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Ferguson. Un approfondimento

da Proletarier und Kommunisten

Le rivolte di Ferguson ci hanno colto di sorpresa, soprattutto per il grado di coscienza che hanno espresso e che continuano ad esprimere. Per chi ha seguito l’andamento della crisi sistemica, specie negli States, esplosioni di rabbia non erano così improbabili, anzi erano e sono inevitabili.

Ci hanno venduto di tutto sui riots di Ferguson, dalla rivolta razziale a quella contro la violenza poliziesca fino allo stato emotivo dei “cittadini” per il vile omicidio. Quello che nessun borghese vuole ammettere è che le rivolte di Ferguson sono l’embrione di rivolte anticapitaliste più mature.

Ci si potrebbe obiettare di aver tirato fuori la storia dell’anticapitalismo allo stesso modo in cui il mago tira fuori il coniglio dal cilindro, tuttavia pochi che conoscono l’attuale situazione economica delle masse americane (specie di quelle nere) avrebbero il coraggio di farlo.

IL RAZZISMO E’ FUNZIONALE ALLO SFRUTTAMENTO.

I riots di Ferguson sono divampati a seguito di un atto che ha una duplice natura : quella del razzismo e quella della violenza poliziesca. Lo stolto liberal-progressista vorrebbe ridurre le rivolte essenzialmente a questi due fattori ( o magari soltanto ad uno dei due) vedendo il razzismo e la violenza poliziesca come estranei alla società nel suo complesso.

Da marxisti, non possiamo non considerare questi due fattori come essenziali all’interno della società capitalista. Accentuati, oltretutto, dalla grave crisi economica che attanaglia il capitale. Abbiamo già messo brevemente in mostra come razzismo e capitalismo siano strettamente connessi, comunque è necessaria un’analisi più approfondita.

Lo sviluppo del capitalismo americano è strettamente legato allo sfruttamento razziale. Ci è impossibile partire dal principio, comunque è un dato di fatto difficilmente negabile.

Nella crisi sistemica, il capitale a causa di gravi problemi di valorizzazione accentua lo sfruttamento della forza-lavoro impiegata nella produzione e allo stesso tempo accresce le masse di disoccupati a causa dei licenziamenti e della distruzione di una consistente quantità di forze produttive. Gli agglomerati sociali che vivono ai margini del sistema crescono sempre più, sempre meno integrati in esso e a rischio continuo di povertà. Negli States gran parte di questi agglomerati sono composti da persone di colore. Un esempio è New York, dove la percentuale dei disoccupati neri è quattro volte più grande di quella dei bianchi (1).

La natura razzista del capitalismo americano, il quale lo ha utilizzato come fattore principale del suo sviluppo ( facilissimo sfruttare chi gode di diritti inferiori all’operaio bianco), è chiaramente esposta nelle sue mansioni di sfruttamento e marginalizzazione.

Vedere nel disoccupato cronico un potenziale delinquente è una delle prerogative che da sempre caratterizzano la borghesia bianca americana, se il soggetto sbattuto ai margini del sistema dai rapporti di produzione è nero, diventa il capro espiatorio di tutti i giustizialisti e sceriffi d’America, con o senza stella. Evidenziando una tradizione razzista che ha sempre giustificato in nome del profitto l’inferiorità delle masse di colore.

Allo stesso modo reprimere con la paura e la violenza poliziesca le comunità nere è il giusto deterrente alle loro aspirazioni di eguaglianza, al loro malessere sociale che non deve esprimersi all’interno della società. Questione razziale e di classe si fondono in una sola grande diseguaglianza.

Razzismo è capitalismo, violenza poliziesca è capitalismo, terrorismo e contenimento delle masse marchi di classi in lotta.

IL PROLETARIATO METROPOLITANO.

Continuiamo a dare i nostri soldi a questi bianchi, viviamo nelle loro case, e così non possiamo certo ottenere giustizia. Non c’è nessun rispetto. Sono sempre pronti a metterti alle strette se non paghi una bolletta … Non se ne può più. (2)

La composizione di classe che è emersa a Ferguson è molto interessante, riporta direttamente agli strati sociali che hanno incendiato la prateria in quel dei riots di Atene.

I “rivoltosi” sono composti in maggior parte da salariati, disoccupati colpiti dalla crisi, lavoratori sottopagati, giovani emarginati… una miscela sociale che unisce le varie categorie di sfruttati dal sistema, geograficamente concentrati negli agglomerati metropolitani, caratteristica mondiale al giorno d’oggi.

Possiamo definire questo proletariato metropolitano come la “massa del XXI secolo”, rigidamente determinata dalle trasformazioni in atto all’interno del sistema di produzione.

Le voci che correvano su e giù nei riots esprimevano gradi di coscienza che solo un pazzo ignorerebbe. Una donna invitava le bande di quartiere all’abbandono dello scontro fratricida per unirsi alle lotta contro la polizia :Dove sono i teppisti, eh? Dove sono le bande di strada quando ne abbiamo bisogno? (2)

e ancora :

È così che ci prendono i soldi: business e tasse, polizia che ferma e multa le persone, le porta in tribunale, le fa rinchiudere – questo è il modo in cui fanno i soldi a St. Louis. Tutto è questione di soldi a St. Louis. Così, se il loro flusso di reddito si interrompe, si organizzano… ‘noi mangiamo, voi morite di fame’, gentrification – ti mettono in un certo quartiere da soli e guardano se davvero muori di fame … Ma non succederà, non a St. Louis. (2)

La rete della lotta di classe si arricchisce di maglie sempre più strette, sempre più fitte, sempre più forti.

L’IMPORTANZA DEI RIOTS DI FERGUSON.

L’importanza che stanno rivestendo questi riots non è sottovalutabile. Come per piazza Syntagma, come per piazza Tahrir, come per piazza Taksim la pratica del riot di massa, espressione di disagio causato dal sistema, ha una centrale importanza nella lotta anticapitalista.

Le nuove pratiche i nuovi linguaggi delle masse nell’epoca della crisi sistemica evidenziano l’irriducibilità della lotta di classe, confermando ancora una volta e per sempre la validità dell’analisi marxista del capitalismo.

I riots di Ferguson sono espressioni di classe, di masse stanche dello sfruttamento. Lontano da dove si sta consumando la battaglia, questo, possiamo affermarlo con certezza : la lotta è di classe!

(1) Statistica americana sulla disoccupazione

(2) Voci nei riots di Ferguson

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