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Elezioni europee – Lista Tsipras: la politica senza classe della sinistra italiana

Come nel caso di Arcobaleno e Rivoluzione civica, anche la Lista Tsipras suscita speranze a sinistra. E’ comprensibile. Ma qual’è il reale l’obiettivo politico dell’operazione Tsipras in Europa e in Italia? Rimuovere questo interrogativo significa esporsi a nuove delusioni e demotivazioni.

TSIPRAS IN EUROPA: A SINISTRA DI SCHULZ PER UN ACCORDO CON SCHULZ

L’operazione Tsipras in Europa ha un fine dichiarato: occupare uno spazio a sinistra delle socialdemocrazie liberali, per poter negoziare un accordo con esse nel Parlamento europeo e nei diversi paesi. Del resto: già oggi la Linke rivendica un governo con Spd e larga parte del Fronte de Gauche mira all’ennesimo blocco col PS…

Nell’operazione europea, il ruolo di Syriza è centrale.

Lo straordinario sviluppo di Syriza in Grecia non è stato affatto il portato della “cultura unitaria”. E’ stato il prodotto della straordinaria ascesa del movimento di massa e della crisi esplosiva del PS greco, sullo sfondo di una crisi drammatica. Grandi masse in movimento hanno visto in Syriza un canale di espressione della propria domanda di svolta.

Ma il progetto di Syriza subordina questa domanda a un orizzonte riformista, dentro (e non contro!) il quadro capitalistico greco ed europeo.

Tsipras propone una nuova negoziazione del debito, non il suo annullamento. Chiede una conferenza europea che ristrutturi il debito, ne annulli una parte insolubile, scansioni il pagamento della sua parte rimanente. Il suo riferimento è la Conferenza internazionale di Londra del 1953: non è un modello particolarmente… “radicale”; ignora oltretutto che quella soluzione fu resa possibile dallo straordinario boom capitalistico trascinato dalla ricostruzione postbellica. Tuttavia è un riferimento chiarificatore. Lo sforzo di Tsipras è convincere i capitalismi europei che “la ristrutturazione del debito greco e sud europeo è nell’interesse stesso dei creditori, a fronte di crediti altrimenti inesigibili” (v. Tsipras nella conferenza di Roma presso la stampa estera). Il che significa dire alle banche imperialiste che un governo Syriza non solo non romperebbe coi loro interessi ma li rispetterebbe, dentro le compatibilità del capitalismo europeo.

La bandiera di una possibile Unione “sociale e democratica”, non è solo un’illusione fallita. E’ la carta di accreditamento presso le socialdemocrazie europee.

TSIPRAS IN ITALIA: LA SINISTRA SI IMBOSCA NEL CIVISMO LIBERAL PROGRESSISTA

In Italia l’operazione Tsipras ha conosciuto una traduzione particolare, a “destra” del suo profilo europeo.

La sinistra italiana cosiddetta “radicale” si è caratterizzata per un opportunismo particolarmente marcato. Cinque anni complessivi di governo da parte di Rifondazione Comunista negli ultimi 18 anni (1996/98 e 2006/2008, entrambi con Prodi) sono un record sinora imbattuto tra i partiti della “Sinistra europea”. Il livello di ciclica corresponsabilità del PRC nelle politiche di aggressione al lavoro (voto a precarizzazione, tagli alle spese sociali, privatizzazioni, detassazione dei profitti, spese militari…) non ha punti di paragone. La crisi esplosiva di Rifondazione dopo il 2008 ne è stato il riflesso.

I gruppi dirigenti reduci (e responsabili) di questo disastro hanno cercato di sopravvivere al proprio fallimento. Chi cercando una coalizione di governo col PD, prima con Bersani e poi (invano) con Renzi, come nel caso di SEL. Chi (dopo essere stato scaricato dal PD) cercando da un lato di conservare gli assessorati di centrosinistra sul piano locale, e dall’altro di ritornare nel Parlamento nazionale con operazioni trasformiste (lista Ingroia), come nel caso del PRC.

Oggi l’operazione Tsipras all’italiana è’ la continuità in altra forma di questo corso fallimentare. Con una sommatoria di interessi contrastanti.

SEL, umiliata da Renzi, si è rifugiata nella lista Tsipras sottolineando che “non è contro Schulz”, e che i suoi eventuali eletti potranno aderire al PSE: cioè a quella stessa socialdemocrazia che governa in Europa l’ austerità.

Il PRC, attraversato più che mai da una guerra interna per bande, cerca di far leva su Tsipras per rientrare in partita, e per questo si è subordinato alla pretesa di SEL di non contrapporsi al PSE.

ALLA CODA DI INTELLETTUALI LIBERAL PROGRESSISTI E SOTTO IL LORO COMANDO

Ma c’è di peggio. Le sinistre si sono subordinate al comitato promotore di una lista civica che rivendica il fatto di “andare oltre la sinistra”. E che infatti non solo esclude pregiudizialmente la parola stessa “sinistra” nel simbolo, ma si rivolge all’entità indeterminata dei “cittadini”, non ai lavoratori.

Questo comitato promotore, guidato da intellettuali liberal progressisti è apertamente antipartitista, in omaggio al senso comune dominante. Liscia il pelo populista del grillismo cui rimprovera semplicemente la “carenza di proposta” (sic), ma col quale dichiara “possibili alleanze”. Esclude dalle liste i dirigenti della sinistra politica, ma apre le porte ai suoi assessori locali, gli stessi che nelle giunte di centrosinistra gestiscono precarietà e tagli sociali.

Altro che lista Tsipras come “unità della sinistra”! Il tentativo è quello di disgregare ciò che resta della sinistra politica ,annullando ogni riferimento classista dentro l’ennesimo involucro “democratico” della “società civile”. Che a sua volta si candida a costola “progressista” di un centrosinistra liberale in Italia. Insomma: l’ennesima operazione Ingroia, sotto la copertura di Tsipras.

BASTA TRASFORMISMI. COSTRUIRE UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA.

Le avanguardie di classe e dei movimenti, gli stessi militanti e iscritti del PRC o di SEL, hanno un’esigenza opposta: quella di ricostruire una sinistra anticapitalista. Che certo sappia misurarsi anche sul terreno elettorale. Ma in funzione di una prospettiva di classe, non contro questa prospettiva.

Il PCL non ha potuto essere presente a queste elezioni europee, per via di una legge reazionaria che impone un numero di firme per noi irraggiungibile. Ma non per questo ci siamo fatti coinvolgere in operazioni trasformiste. Utilizziamo le elezioni europee come occasione di una campagna di massa nei luoghi di lavoro, nelle scuole, sul territorio: per l’unificazione delle lotte e la ribellione sociale; contro l’Unione Europea dei capitalisti ed ogni illusione di sua “riforma sociale e democratica”; contro i populismi reazionari, in ogni loro variante; per una prospettiva di governo dei lavoratori e di Stati Uniti Socialisti d’Europa come unica alternativa. E’ la stessa campagna che sviluppa l’EEK, nostro partito fratello greco. Una campagna al servizio della costruzione di partiti marxisti rivoluzionari, in ogni Paese e su scala internazionale. L’unica sinistra che non tradisce, perché si batte per la rivoluzione sociale .

Lo sviluppo del Partito Comunista dei Lavoratori è in funzione di questa prospettiva. Come lo è il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, che in Europa e nel mondo vuole raggruppare sulle basi del marxismo rivoluzionario tutte le forze che si battono per il potere dei lavoratori. L’appello della Conferenza europea di Atene promossa dal CRQI, con il coinvolgimento di altre forze classiste e rivoluzionarie d’Europa, si pone in questa direzione.

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