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Appello per la seconda Conferenza Europea sull’Europa in crisi

Cari compagni e compagne,
A nome del Comitato Organizzatore della Seconda Euro-Conferenza Internazionale dei Lavoratori su La crisi in Europa, per un’alternativa internazionalista e una via d’uscita socialista, che si terrà in Grecia ad Atene il 29-30 marzo 2014, vi rivolgiamo il nostro invito ufficiale a partecipare a questo importante evento.
In allegato potete trovare l’appello per la Conferenza nella sua forma emendata.

Vi ricordiamo che i tre argomenti principali che saranno discussi sono:
1. La crisi capitalistica mondiale e l’Unione Europea verso le elezioni europee del maggio 2014.
2. Europa in crisi: Ucraina, Russia, Bosnia e i Balcani, Europa Orientale.
3. L’Europa in crisi e le implicazioni globali in Medio Oriente (Turchia, Paesi Arabi, Iran, Kurdistan, cipro), Africa, e America Latina.
Contributi, dichiarazioni e altri documenti dei partecipanti che devono da presentare e distribuire alla Conferenza sono i benvenuti, cosi come le proposte da includere nella Dichiarazione finale perché siano discusse e completate al termine degli atti della conferenza.
L’alloggio è predisposto degli organizzatori. Vi preghiamo di informarci il prima possibile sui dettagli del vostro arrivo.
Saluti internazionalisti
A nome del Comitato organizzativo dell’Euro-Conferenza, e dell’EEK, il partito ospitante
Savas Michael-Matsas
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APPELLO PER LA SECONDA CONFERENZA EUROPEA SULL’EUROPA IN CRISI

Invitiamo i militanti operai e le organizzazioni popolari e i movimenti sociali in Europa, e internazionalmente, oggi impegnati nelle lotte sociali contro la barbarie capitalista, così come le forze della Sinistra Rivoluzionaria provenienti da differenti tradizioni, ad unirsi a noi in una Seconda Conferenza Internazionale dei Lavoratori sulla crisi in Europa, per un’alternativa internazionalista e una soluzione socialista, che si terrà il 29-30 marzo 2014, ad Atene, in Grecia. 
La previsione della nostra precedente Prima Euro-Conferenza dei Lavoratori tenutasi ad Atene, nel giugno del 2013, è stata confermata: “La realtà demolisce le affermazioni che la situazione si sia stabilizzata e la crisi dell’euro-zona si sia ritirata… il fatto innegabile è che i programmi “d’austerità” hanno raggiunto i loro limiti politici, e il debito pubblico è insostenibile. Ciononostante, tutti i governi in tutta Europa continuano lungo lo stesso percorso di catastrofe sociale…” 
La crisi capitalistica mondiale in corso è la base e la forza motrice della barbarie che ci minaccia. Le varie “storie di successo” rivendicate dai governanti in Irlanda, o in Grecia, in Spagna, o in Portogallo, grazie “all’austerità”, cioè al cannibalismo sociale imposto dall’odiata Troika UE/BCE/FMI, dimostrano solo il cinismo delle classi dominanti e dei loro governi. Le “prospettive” di un “recupero dei posti di lavoro”, una contraddizione in termini, non ingannano nessuno. Da sette anni ormai la crisi globale senza precedenti, superando anche la Grande Depressione degli anni ’30, ha travolto il mondo capitalista. L’Europa è divenuta l’epicentro di questa crisi che sta precipitando in un circolo vizioso di sovra-indebitamento e recessione, aggravato ormai da ciò che Christine Lagarde, capo del FMI, ha chiamato “l’orco dell’inflazione”. 
La disoccupazione di massa è diventata un incubo senza fine per la grande maggioranza della popolazione, mentre tutti i servizi sociali, in particolare la salute e l’educazione, stanno cadendo in rovina. I diritti sociali e democratici conquistati nel corso di una lungo storia di lotte dure della classe lavoratrice e di tutti gli oppressi vengono distrutti. Le comunità di migranti devono affrontare la discriminazione razzista e i continui attacchi delle autorità Statali e dell’UE, che sono assistite dai crescenti partiti di estrema destra e dalle gang fasciste. L’UE ha trasformato l’Europa nella “Fortezza Europa” e il Mediterraneo in un cimitero di immigranti come dimostrano le tragedie senza fine di Lampedusa (Italia) o Farmakonisi (Grecia). S’intensifica l’oppressione delle donne, come dimostra la legislazione contro l’aborto introdotta in Spagna, così come la discriminazione contro l’orientamento sessuale, l’esclusione sociale e l’oppressione di tutte le minoranze. 
Come risposta, la resistenza sociale sta crescendo e mobilitazioni di massa vanno sviluppandosi in particolar modo nell’Europa Meridionale, in Portogallo, Spagna, Grecia, affrontando governi che perdono legittimità i quali proclamano uno “stato d’eccezione” per far pagare al popolo la bancarotta del capitalismo. L’acuirsi della lotta di classe sta approfondendo la crisi in forme e gradi differenti da un paese all’altro. Vittorie parziali come recentemente nella lotta per i posti di lavoro dei portuali portoghesi, o contro la privatizzazione della sanità in Spagna, o i prolungati scioperi ed occupazioni nel settore pubblico in Grecia rivelano che la capacità di combattimento della classe lavoratrice e delle masse impoverite è bel lungi dall’essere infranta; al contrario, la crisi socio-economica ha portato ad una crisi politica senza precedenti e ancora irrisolta del sistema parlamentare borghese, una crisi di potere politico. 
La questione che si pone con franchezza è non quale partito o coalizione di partiti borghese o di “tecnocrati” nominati al servizio del sistema capitalista possa aprire una via d’uscita dalla crisi, ma quale forza sociale, quale classe, conquistando il potere politico, può porre fine a questa catastrofe sociale infinita, rovesciare il sistema fallito, e riorganizzare tutta la società su nuove basi. La nostra risposta è inequivocabile: solo la classe operaia appoggiata da tutti gli sfruttati, gli oppressi ed i socialmente esclusi può realizzare ciò, può stabilire le basi del socialismo. 
L’UE, l’Ucraina, la Bosnia e i Balcani 
La Prima Euro-Conferenza dei Lavoratori aveva giustamente messo in guardia che “gli imperialisti UE cercano non solo di imporsi sulle spalle delle masse popolari europee ma anche di esportare la loro crisi all’estero: in Europa Orientale, nei Balcani, in Russia, come anche in Medio Oriente dopo il risveglio popolare rivoluzionario della Primavera Araba”. 
I drammatici eventi in Ucraina dimostrano ciò in maniera cristallina: l’intero paese è imploso devastato dalla spudorata rapina della sua ricchezza da parte della locale cricca oligarchica, sia dei pro-imperialisti UE che dei russofili, in collusione con il capitale finanziario globale, e gli imperialisti UE e USA che sfruttano la situazione, la disperazione sociale e le legittime rimostranze del popolo, mobilitando nel nome della “democrazia”, le gang naziste di “Pravyi Sektor” e “Svoboda” per realizzare la colonizzazione dell’Ucraina, e dell’intero spazio ex sovietico, obbiettivo dichiarato dai tempi del collasso del cosiddetto “socialismo realmente esistente” nell’89-’91. Non a caso, il Financial Times (24/2/2014), la voce della City di Londra, acclama Euro-Maidan come il più importante evento “dal collasso del blocco sovietico” che “preannuncia l’ora dell’Europa”. Quest’ultima opinione è alquanto messa in discussione dalla neoconservatrice Sottosegretaria di Stato USA Victoria Nuland con il suo linguaggio volgare, sprezzante di “europei e tedeschi”, usato mentre stava dando direttive al telefono all’ambasciatore USA a Kiev, fatto trapelare dall’FSB russo! 
È ovvio che i violenti antagonismi tra USA, UE/Germania e Russia sulla strategicamente posizionata Ucraina minacciano di smembrare questo paese come l’ex Jugoslavia, accendendo la miccia di un barile di polvere che può far saltare l’intero continente europeo. Per respingere la minaccia è urgentemente necessario un nuovo orientamento internazionalista, una lotta realmente rivoluzionaria del popolo contro la colonizzazione imperialista occidentale e contro il soggiogamento al bonapartismo russo, una lotta per rovesciare ed espropriare la ricchezza e il potere dell’intera oligarchia corrotta, per annientare il fascismo e i nostalgici di Bandera e Hitler – per un Ucraina indipendente, unità e socialista governata dal suo stesso popolo, i Consigli operai e contadini! 
L’Ucraina non può e non deve essere una nuova Jugoslavia polverizzata. È una beffa della Storia che nello stesso momento, proprio nel cuore della ex Jugoslavia, in Bosnia, un paese frammentato ridotto ad un protettorato UE/NATO, il campo di battaglia di feroci scontri e massacri inter-etnici e inter-religiosi di nazionalismi antagonistici fomentati e manipolati dall’imperialismo UE e USA, nel febbraio 2014 i lavoratori di Tuzla abbiano iniziato un’autentica rivolta proletaria rivoluzionaria seguita da tutto il popolo di Bosnia, una ribellione sia contro le corrotte cricche oligarchiche nazionaliste, che contro gli imperialisti Accordi di Dayton, scrivendo nei muri di Sarajevo, Mostar e Banja Luka lo slogan “Morte al nazionalismo e all’imperialismo!”. La formazione di forme di autorganizzazione popolare dal basso e di democrazia diretta come il Tuzla Plenum e il Sarajevo Plenum manifestano con forza la stessa tendenza che si era precedentemente manifestata a Tahrir, Puerta del Sol, Piazza Syntagma, Zuccotti Park, o Gezi Park/Taksim. 
Le manifestazioni di solidarietà a Belgrado, in Serbia, e a Podgornica, nel Montenegro, mostrano chiaramente che si è giunti ad un punto di svolta nei Balcani, in Europa, e internazionalmente. Giustamente la Dichiarazione sulla Bosnia rilasciata dal Balkan Socialist Center “Christian Rakovsky” sottolinea che : “Seguendo dappresso il rovesciamento del governo rumeno, le incessanti dimostrazioni lunghe mesi in Bulgaria, le massicce proteste contro le condizioni economiche in Slovenia, la rivolta del 2008 e le importantissime lotte di classe del 2010-2013 contro la Troika e i successivi governi in Grecia, e gli spettacolari eventi di Gezi Park, un’autentica ribellione popolare, in Turchia la scorsa estate, la rivolta in BiH (Bosnia-Herzegovina) assume un ulteriore significato. I Balcani sono pieni di fervore rivoluzionario. Sono la classe operaia e la gioventù di questa sventurata regione che riuniranno il multiforme spettro di popoli di quest’area geografica nel e attraverso l’attività rivoluzionaria!” Chiude recuperando il vecchio ma sempre, ed ora più che mai, attuale slogan rivoluzionario: Avanti fino alla Federazione Socialista dei Balcani! 
L’UE, il Medio Oriente, l’Africa 
Il tentativo dell’UE di esportare la propria crisi non si limita all’Europa orientale, ai paesi dell’ex Unione Sovietica e ai Balcani. Non dimenticando mai i proprio passato colonialista e il presente neocolonialista, gli imperialisti europei fin dal primo momento hanno cercato di far naufragare, domare, deviare, e sconfiggere l’espansione rivoluzionaria e l’approfondimento della “Primavera Araba” usando tutte le misure controrivoluzionarie, guerre di aggressione, e golpe militari come in Egitto, cospirando con tutte le forze reazionarie locali, dalla Tunisia e l’Egitto allo Yemen e Bahrein, diffondendo il caos in Libia e Siria – ed estendendolo al Mali e alla Repubblica Centrafricana. 
La lotta lunga decenni dei curdi, un popolo oppresso par excellence, ha ora prodotto un raggio di speranza nella forma della dichiarazione di autogoverno della parte siriana del Kurdistan o Kurdistan Occidentale, chiamata Rojava (l’Occidente) dagli stessi curdi. Questa nuova entità è completamente differente dal Governo Regionale Curdo di Barzani in Iraq, che è stato al servizio dell’imperialismo USA e, più recentemente, del reazionario governo turco. Gli imperialisti e i loro alleati turchi stanno ora cercando, con l’aiuto del loro zelante assistente Barzani, di stroncare sul nascere questa nuova dimora dell’autogoverno curdo indipendente dall’imperialismo. 
L’imperialismo sta anche manovrando a Cipro per mettere le proprie mani sui giacimenti di gas naturale in mare aperto lì recentemente scoperti, e per stabilizzare la situazione politica attraverso una “soluzione” che renderebbe l’isola permanentemente asservita alle esigenze della NATO e degli USA, della Gran Bretagna e dell’UE in generale. 
È più che mai necessaria la solidarietà con i popoli oppressi contro l’imperialismo e i loro servi locali, e l’opposizione e l’indipendenza politica da tutte le elite nazionaliste liberali o militari, secolari o religiose fallite. La questione chiave è il consolidamento e rafforzamento in termini politici, programmatici e organizzativi di una direzione rivoluzionaria della classe operaia, della gioventù, dei contadini poveri e dei poveri delle città per la rivoluzione socialista, l’emancipazione sociale e nazionale di tutti gli oppressi e la Federazione Socialista del Medio Oriente. 
ABBIAMO URGENTEMENTE BISOGNO DI UN’ALTERNATIVA REALE, RIVOLUZIONARIA, INTERNAZIONALISTA! 
Le implicazioni della crisi capitalistica sono globali, e anche la nostra risposta ai pericoli deve essere risoluta e globale. 
Come evidenziava correttamente la nostra precedente Prima Euro-Conferenza dei Lavoratori nel giugno 2013, abbiamo urgentemente bisogno di discutere un Programma di Emergenza per resistere e sconfiggere la catastrofe sociale e di un piano di azioni comuni fuori dal controllo e libere dai “soliti” apparati burocratici di controllo per superare la mancanza di una reale alternativa politica e costruire una nuova direzione rivoluzionaria estremamente necessaria. 
La Sinistra internazionale ed europea, priva del programma, della prospettiva e della volontà di una rottura decisiva e radicale con il capitalismo e l’UE, è piombata in una crisi insolubile, lasciando campo aperto a ogni genere di populismo di destra. Non è un caso il fatto che la spettacolare ascesa di Syriza in Grecia è “feticcizzata” da questa Sinistra demoralizzata. 
Per le prossime elezioni europee del 25 maggio, il Partito della Sinistra Europea a scelto Alexis Tsipras come proprio candidato a Presidente della burocratica istituzione imperialista della Commissione Europea. 
La piattaforma politica del suo candidato e dell’ELP (Partito della Sinistra Europea), come lo stesso Alexis Tsipras mostra in un articolo sul magazine New Europe, non lascia dubbi sul suo moderatismo riformista estremamente limitato. Egli sostiene “un riorientamento democratico e progressivo dell’Unione Europea” con un programma neo-Keynesiano anacronistico di “reflazione” (manovre antinflazionistiche), per “un’autentica Banca Centrale Europea che agisca come un prestatore di ultima istanza non solo per le banche ma anche per gli stati”, per la tassazione (non l’esproprio) del capitale speculativo nelle sue attività offshore ecc. Nella maniera più non storica e antistorica, senza tener conto che l’intero contesto politico, economico e sociale internazionale è cambiato, si propone, per la soluzione della crisi del debito nell’Eurozona una “Conferenza Europea sul Debito”, “ispirata alla Conferenza di Londra sul debito della Germania del 1953” e non l’assolutamente necessaria cancellazione di tutto il debito pubblico con gli usurai del capitale finanziario europeo e globale. 
Noi, organizzazioni e militanti della Sinistra rivoluzionaria anticapitalista e dei movimenti sociali di emancipazione, cogliamo l’opportunità delle prossime elezioni europee per condurre, in forme differenti nei differenti paesi europei, una campagna internazionale ed internazionalista che proponga un’alternativa reale, rivoluzionaria, per una soluzione socialista della crisi. 
Proponiamo alla discussione le seguenti assi programmatiche: 
• Rispondere all’attacco degli usurai internazionali, della dittatura dei “mercati”, delle banche e del capitale finanziario, con la cancellazione di TUTTO il debito pubblico che rapina e schiaccia milioni di esistenze, e con l’esproprio delle banche sotto il controllo dei lavoratori salariati. 
• Tutti i piani di “austerità” da cannibalismo sociale imposti da UE, BCE, FMI e dai governi capitalisti devono essere immediatamente bloccati. Sono i capitalisti che devono pagare per la crisi del loro sistema di sfruttamento, non gli sfruttati! Dobbiamo lottare per reintegrare i salari, le pensioni, e i diritti sociali del popolo lavoratore secondo i bisogni sociali, non per i profitti di pochi. 
• Contro la disoccupazione di massa, chiamiamo alla lotta per impedire i licenziamenti, per la ripartizione delle ore di lavoro tra tutti i lavoratori. I lavori pubblici infrastrutturali, che sono comunque una necessità vitale ed urgente, devono essere sviluppati per creare nuovi posti di lavoro. 
• I baroni della grande industria ricattano continuamente gli operai perché accettino maggiori tagli dei salari e dei posti di lavoro con la minaccia che chiuderanno o “delocalizzeranno” le loro fabbriche all’estero; la nostra risposta deve essere occupare tutte le fabbriche che chiudono o licenziano in massa i lavoratori, espropriale, senza indennizzo, continuando a farle funzionare sotto il controllo e la gestione dei lavoratori. 
• Per una lotta decisa contro il fascismo, il razzismo e la discriminazione contro le donne, contro l’orientamento sessuale, contro tutte le minoranze! Difendiamo gli immigranti e tutte le comunità di oppressi! Eguali diritti per tutti i lavoratori indipendentemente dal colore, origine etnica o religione! I lavoratori e i movimento popolari devono organizzare Guardie di Difesa Operaie contro le gang fasciste e la repressione statale. 
• Per lo smantellamento dell’apparato statale borghese di repressione, della NATO e di tutte le basi e alleanze militari imperialiste – piena solidarietà a tutte le lotte antimperialiste delle nazioni oppresse in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina! 
• Per tutte le immediate esigenze vitali della classe lavoratrice e delle masse popolari, il nostro grido di battaglia deve essere: Abbasso tutti i governi capitalisti! Per i governi dei lavorati e il potere dei lavoratori! Abbasso l’Unione Europea degli imperialisti! Per gli Stati Socialisti Uniti d’Europa! 
EEK (Grecia), PCL (Italia), DIP (Turchia), MTL (Finlandia), PO (Argentina) 
CRQI-CRFI 
Balkan Socialist Center “Christian Rakovsky” 
RedMed web site 
Febbraio 2014
EEK (Grecia), PCL (Italia), DIP (Turchia), MTL (Finlandia), PO (Argentina) 
CRQI-CRFI 
Balkan Socialist Center “Christian Rakovsky” 
RedMed web site
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