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I MOVIMENTO 9 DICEMBRE, LA POSIZIONE DEI CARC E I COMPITI DEI RIVOLUZIONARI

L’analisi e la conseguente tattica del Partito dei CARC relativamente al populismo reazionario – prima del Movimento 5 Stelle e oggi del Movimento 9 dicembre e Movimento dei forconi – riflette la profondità della disgregazione materiale della classe lavoratrice e dimostra un fatto ricorrente: chi non forgia le proprie armi battendo e ribattendo il ferro caldo del marxismo rivoluzionario, quando la Storia curva a gomito, inevitabilmente va a sbattere.

I CARC non sono quei sindacalisti rivoluzionari (revisionismo di sinistra) che aderirono al diciannovismo mussoliniano, i CARC sono antifascisti. Ma concepiscono la questione dell’egemonia in termini distorti, in termini volontaristici; il maoismo italiano è stata una forma storicamente determinata di volontarismo e il maoismo italiano è una delle fonti ideologiche dei CARC. Essi si inseriscono nelle mobilitazioni di questi giorni allo scopo di contendere ai reazionari l’egemonia sulla piccola borghesia impoverita, perché essi si illudono di poter strappare ai reazionari la loro base sociale naturale. Per i CARC l’egemonia non è una relazione di classe e di conseguenza coltivano la velleità che un gruppo politico proletario, ma che non dirige il proletariato, nemmeno parzialmente, possa assumere la direzione di un’altra classe, la piccola borghesia. Solo il proletariato può dirigere la parte impoverita degli ordini sociali medi e spingerli sulla strada della rivoluzione, ma il proletariato può svolgere la sua funzione dirigente sulle altre classi solo sviluppando la propria coscienza di classe rivoluzionaria. Nella situazione attuale la passività della classe lavoratrice lascia l’iniziativa politica alla piccola borghesia e i CARC che ricercano la direzione della mobilitazione piccolo borghese senza dirigere la classe lavoratrice, si pongono oggettivamente a rimorchio di una dinamica reazionaria.

L’egemonia è la direzione morale (modo di vivere, valori), intellettuale (concezione del mondo) e politica (strategia e tattica). L’egemonia è una relazione all’interno delle classi sociali e tra le classi sociali. La classe sociale economicamente e politicamente dominante, oggi la borghesia, seleziona costantemente i propri dirigenti e questi costantemente ricercano la direzione sulle classi sociali subalterne. Tutta la storia delle classi subalterne è la storia della ricerca e selezione dei propri gruppi dirigenti e quando questi gruppi si formano iniziano a subire l’egemonia o la pressione del tentativo egemonico dei dirigenti della classe dominante. E’ in questa complessità di relazioni dinamiche che i gruppi dirigenti delle classi subalterne si compongono e si scompongono costantemente. I dirigenti delle classi dominate che subiscono e cedono alle pressioni egemoniche della classe dominante, divengono dirigenti disorganici e devono essere sostituiti. Sono organici i dirigenti che rappresentano l’interesse immediato e storico della propria classe. La borghesia riesce stabilmente a esprimere dirigenti organici, naturali, mentre il proletariato è costantemente indebolito e diviso dalla lotta tra i suoi dirigenti organici e quelli disorganici. I marxisti rivoluzionari rappresentano l’interesse immediato e storico della classe salariata, sono i dirigenti organici. Oggi i marxisti rivoluzionari rappresentano la classe salariata solo oggettivamente, ne rappresentano, in ogni situazione data, l’interesse immediato e storico, ma non dirigono la classe. Tutta la nostra lotta è la lotta per la direzione della classe e questa lotta passa attraverso la distruzione delle attuali direzioni disorganiche (riformisti, stalinisti, centristi) e questa lotta consiste nel portare la coscienza socialista dall’esterno, nell’elevare la coscienza della situazione oggettiva. Senza dirigere la nostra classe, non potremo avere alcuna influenza sulla parte impoverita e non sfruttatrice della piccola borghesia. Perché è solo il proletariato rivoluzionario che può dirigere la parte povera della piccola borghesia. Un gruppo politico che non dirige il proletariato, nulla può sulle altre classi, se non subirne l’influenza. Nelle fasi storiche, come quella attuale, in cui prevale la passività generale della classe lavoratrice, la parte povera e non sfruttatrice della piccola borghesia si muove sotto la direzione della parte sfruttatrice e parassitaria che è per sua natura reazionaria, e resta reazionaria anche sotto la pressione del proletariato rivoluzionario; più sarà forte questa pressione più la forma della sua reazione tenderà al fascismo, ma più sarà forte questa pressione più sarà isolata, separata dagli strati inferiori della piccola borghesia verso i quali avranno presa le nostre rivendicazioni transitorie.

Nella situazione attuale dell’Europa mediterranea, la passività o combattività parziale della classe lavoratrice costituisce la condizione in cui la piccola borghesia mantiene la direzione sui propri strati inferiori ed esercita un’influenza crescente su ampi strati di salariati. Nella società borghese, la stratificazione politica delle classi subalterne è un fatto costante. Oggi, la classe salariata è diretta in parte dagli opportunisti (riformisti, stalinisti, centristi), in parte dai liberali di sinistra e in parte crescente dai populisti reazionari. Gli opportunisti sono dirigenti operai borghesi, sotto influenza della borghesia o della piccola borghesia. I liberali di sinistra sono i dirigenti diretti della borghesia. I populisti sono i dirigenti della piccola borghesia. Lo sciopero generale a oltranza, le espropriazioni delle banche e delle industrie, il governo dei lavoratori, gli Stati Uniti Socialisti d’Europa, sono le parole d’ordine, gli strumenti fondamentali attraverso cui i marxisti rivoluzionari attaccano le posizioni delle attuali direzioni dei lavoratori. Il Movimento 9 dicembre accelera i tempi di questa guerra di posizione con un’offensiva rapida e concentrata della piccola borghesia per la direzione su lavoratori e disoccupati. Nuove corporazioni conflittuali di agricoltori, allevatori, artigiani, commercianti e autotrasportatori, nate dalla crisi di rappresentatività delle tradizionali associazioni di categoria, hanno fatto irruzione nella crisi italiana. Populisti, nazionalisti, regionalisti e fascisti si contendono l’egemonia di questa mobilitazione e al tempo stesso ricercano il consenso degli strati più confusi e disperati di lavoratori e disoccupati, da utilizzare come massa di manovra per i rispettivi progetti reazionari.

Il compito dei marxisti rivoluzionari è intensificare al massimo grado la propaganda delle rivendicazioni transitorie e dell’obbiettivo del governo dei lavoratori, ponendo al centro la parola d’ordine dell’Europa unita e socialista. Non si tratta di intervenire nelle piazze dei reazionari, ma nella classe. E’ necessario uno sforzo straordinario di propaganda nei luoghi di lavoro, di studio, nei quartieri, nelle manifestazioni sindacali e dei movimenti progressivi. Se la situazione precipiterà, i Partiti marxisti dovranno riunire un Comitato di intesa per la costituzione dei nuovi Arditi del Popolo a direzione centralizzata.

PCL Toscana

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