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IL PCL dell’Emilia e Romagna lancia una petizione per le dimissioni del consiglio regionale

COMUNICATO STAMPA

Michele Terra, dell’esecutivo nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, ha presentato oggi la petizione per le dimissioni del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna dopo lo scandalo delle “spese pazze. Terra ha dichiarato: “Bisogna mandarli a casa per cambiare non solo classe politica ma fermare le politiche classiste e antipopolari che la Regione porta avanti con accordo bipartisan senza nessuna vera opposizione”. 

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha presentato oggi la petizione popolare su cui raccoglierà le firme dei cittadini dell’Emilia-Romagna per chiedere le dimissioni dell’Assemblea legislativa regionale dopo lo scandalo delle “spese pazze” dei consiglieri di tutti i partiti, dal Pd al Pdl passando per i 5 Stelle (i quali infatti nemmeno chiedono lo scioglimento del consiglio e le elezioni anticipiate come fa il PCL). 
Michele Terra, dell’esecutivo nazionale del PCL, ha dichiarato: “E’ una vergogna che politici che pretendono ed impongono sacrifici agli altri si permettano stipendi da 6.000 euro e si facciano rimborsare dalle casse pubbliche cene da 200 euro a coperto o l’euro per il bagno pubblico. Non ci vuole un premio Nobel per la letteratura per capire che devono andare a casa perché chi si fa rimborsare dalla Regione anche i regali di natale è moralmente inadatto a ricoprire qualunque incarico pubblico.” 
“Prima di andarsene definitivamente questi consiglieri” – ha continuato Terra – “devono rendere un favore ai cittadini: sopprimere i finanziamenti ai gruppi consiliari così come sono stati fino ad oggi; tagliare gli stipendi ed ogni altra indennità dei consiglieri regionali, parificandoli ad impiegati pubblici; modificare il “porcellino” ovvero la legge elettorale.” 
“Si deve cambiare classe politica” – ha concluso Terra – “per fermare le politiche classiste ed antipopolari che la Regione porta avanti. Difendendo i servizi sociali da ogni ipotesi di privatizzazione o smantellamento, in primo luogo fermando la riduzione di posti letto ed ospedali in Emilia-Romagna. E soprattutto rilanciando politiche a favore dei lavoratori: col rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, con la stabilizzazione dei precari, con aumenti salari reali e generalizzati.” 
Da lunedì prossimo il PCL comincerà la raccolta di firme sulla petizione in tutto il territorio regionale da Piacenza a Rimini. 

Si allega il testo della petizione 

Bologna, 6 dicembre 2013 

Ufficio Stampa Pcl 
———————– 
Alla presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

I sottoscritti cittadini dell’Emilia-Romagna, a norma dell’art.16 dello Statuto della Regione e dell’art.121 del Regolamento dell’Assemblea legislativa, presentano la seguente

Petizione popolare

Si chiede all’Assemblea legislativa, ovvero ai consiglieri ad essa assegnata, di:

procedere con urgenza alla soppressione dei finanziamenti ai gruppi consiliari così come fino ad oggi stabiliti e regolamentati, al fine di evitare ogni ulteriore abuso, che agli occhi della popolazione e dei lavoratori appare come un vero e proprio insulto, poiché gli stessi consiglieri che da un lato chiedono agli altri sacrifici, tagliando salari ai lavoratori pubblici e riducendo i servizi sociali – come il caso recente della riduzione degli ospedali in Emilia -Romagna – dall’altro si garantiscono un elevatissimo tenore di vita a carico delle casse pubbliche.
Tagliare gli stipendi ed ogni altra indennità dei consiglieri regionali, parificandoli ad impiegati pubblici – contratto Enti Locali – categoria D (circa 1.400/1.600 euro netti al mese, più regolari contributi INPS) così da eliminare gli ingiustificati privilegi economici.
Modificare la legge elettorale regionale (il “porcellino”) che permette da 5 a 10 consiglieri di essere eletti in una lista senza preferenze direttamente collegata al candidato presidente vincente. Di ripristinare un sistema elettorale proporzionale senza sbarramento così che ogni formazione politica e ogni candidato debba confrontarsi con la ricerca di consenso e pesare per i voti realmente raccolti e non per il peso politico acquisito artatamente tramite sbarramenti e premi di maggioranza.
Dimettersi quanto prima, ovvero non appena realizzati i tre punti precedenti, al fine di chiudere la presente legislatura e di permettere ai cittadini di tornare alle urne per esprimere un nuovo consiglio regionale dopo i gravi fatti che hanno riempito le cronache nelle ultime settimane e che, non essendo stati nemmeno smentiti dai diretti interessati, richiedono un nuovo pronunciamento popolare.

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