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L’ipocrisia sugli operai cinesi. Per l’unità della classe contro il capitale, al di là delle frontiere

cinesi

L’ipocrisia sugli operai cinesi di Prato è rivoltante.

Le condizioni di schiavitù di decine di migliaia di operai cinesi, non solo a Prato, non sono affatto lo “scandalo”di cui parla con finta aria meravigliata la grande stampa. Non sono il prodotto dei misteri imperscrutabili della “comunità cinese”, come recita la vulgata reazionaria. Non sono l’effetto dell’”insufficiente controllo” delle autorità locali o di una violazione della “normale” concorrenza del mercato e delle sue leggi.

Decine di migliaia di operai cinesi sono il prodotto esattamente delle leggi del mercato, e della loro “normalità”. Quelle per cui le grandi aziende del Made in Italy dell’abbigliamento e della moda, si servono normalmente di laboratori di super sfruttamento di schiavi senza nome e senza volto, per abbattere i costi di produzione e massimizzare i propri profitti. Gli operai cinesi non sono solo vittime di caporali o padroncini cinesi. Sono vittime innanzitutto di stimati capitalisti italiani, fiore all’occhiello di grandi sfilate e delle esportazioni tricolori: i Prada, i Fendi, i Dolce/Gabbana..

Lo Stato borghese non è affatto“inadempiente”. Al contrario è perfettamente.. adempiente alla propria funzione di classe. Le autorità locali fanno ispezioni solo per mettere multe e far cassa per conto dei comuni: una sorta di pizzo legale per lucrare sulla schiavitù operaia e chiudere un occhio. I governi nazionali hanno già provvisto con le leggi sull’immigrazione: che condannano migliaia di operai alla “clandestinità”, quindi al silenzio e all’impotenza di fronte ai propri sfruttatori, stranieri o italiani che siano. Gli operai cinesi di Prato, morti nel rogo del proprio carcere, sono da tutti i punti di vista, vittime della “legge” del capitale. Non della sua violazione.

Le prediche “democratiche”sul “prevenire casi come questo”, “aumentare i controlli”istituzionali ecc ecc.., sono solo il pietoso paravento umanitario dei complici di un crimine: che vogliono che tutto resti com’è ,salvo pulirsi la coscienza con qualche lacrima di coccodrillo. I comizianti xenofobi alla Grillo, tutori del reato di clandestinità, sono anche peggio: cercano di lucrare voti sulla pelle degli operai, mettendo gli uni contro gli altri operai italiani e migranti.

La verità è che solo misure anticapitaliste possono recidere la radice del crimine di Prato: espropriare le aziende criminali committenti dell’alta moda e delle grandi griffe; introdurre il reato di sfruttamento del lavoro nero; dare lavoro, diritti e libertà alle vittime di schiavitù e super sfruttamento; abolire le leggi criminogene sull’immigrazione, dando permesso di soggiorno e dignità a tutti i lavoratori indipendentemente dalla loro etnia.

E’ necessaria una piattaforma di lotta che unifichi lavoratori italiani e “stranieri” contro il capitale, i suoi governi, i suoi partiti. E’ necessario un partito di classe che difenda gli operai, al di là di ogni frontiera e bandiera. E’ necessario battersi in ogni lotta per la prospettiva rivoluzionaria di un governo dei lavoratori: l’unico che possa varare quelle misure anticapitaliste . L’unico che possa fare giustizia dell’omicidio di Prato e costruire un’altra società.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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