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Eroicamente eroici eroi

In un paese oltre la frontiera
c’è il monumento al soldato Franz :
ucciso con la stampella
da un italiano 
nella grande guerra.
E un giorno certamente
ne erigeranno un altro :
ad un afgano
che attaccò da solo
un carro armato italiano.
***
Enrico Toti nacque e crebbe a San Giovanni, un quartiere popolare di Roma da Nicola Toti, ferroviere di Cassino, e da Semira Calabresi, di Palestrina.
Nel 1897all’età di quindici anni si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca, passando poi sulla nave corazzata Emanuele Filiberto e infine sull’incrociatore Coatit. Nel 1904 fu coinvolto in scontri sul Mar Rosso contro i pirati che infestavano il mare antistante la colonia italiana dell’Eritrea.
Congedatosi, nel 1905, Toti fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista. Il 27 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, che si era fermata nella stazione di Colleferro per effettuare l’aggancio a una doppia locomotiva e per fare rifornimento d’acqua, a causa dello spostamento delle locomotive, Toti scivolò rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. Subito portato in ospedale, l’arto gli fu amputato al livello del bacino.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, Enrico Toti presentò tre domande di arruolamento che furono respinte. Toti decise, nonostante tutto, di inforcare la bicicletta e di raggiungere il fronte presso Cervignano del Friuli. Qui fu accolto come civile volontario e adibito ai “servizi non attivi”, privo, quindi, delle stellette militari. Una sera, però, fermato da una pattuglia di carabinieri aMonfalcone, fu obbligato a tornare alla vita civile. Nel gennaio 1916, anche grazie all’interessamento del Duca d’Aosta, riuscì ad essere destinato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli, sempre come volontario civile. Destinato inizialmente alla brigata “Acqui”, riuscì a farsi trasferire presso i bersaglieri ciclisti del terzo battaglione. In aprile i medesimi bersaglieri, presso i quali si era trovato a combattere, lo proclamarono uno di loro e lo stesso comandante, il maggiore Rizzini, gli consegnò l’elmetto piumato da bersagliere e le stellette.
Nell’agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell’Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all’attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando: “Nun moro io!” (io non muoio) poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell’elmetto.
(Nei pressi di Quota 85, nel luogo in cui cadde eroicamente, a Sablici, sopra Monfalcone, in un bosco da cui si scorge il mare, si trova un cippo eretto in suo onore tra gli evidenti segni di vecchie trincee della Grande Guerra).

————Ad ogni eroe corrisponde un’altro eroe…..ma!
Rossosconclusionato 
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