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Al fianco dei lavoratori del servizio treni notte licenziati

di Gioele Costantini Dal 20 dicembre, a Venezia, i lavoratori del servizio treni notte per Parigi, licenziati a seguito del cambio d’appalto deciso da Trenitalia, hanno dato vita ad un presidio, accampandosi davanti alla stazione. Questa mattina, alcuni compagni del PCL di Venezia si sono recati in delegazione presso il presidio, accolti calorosamente dai lavoratori presenti. I lavoratori, particolarmenti sensibili alle parole d’ordine dello sciopero ad oltranza e, ancor più, dell’uficifazione delle lotte, sono stati invitati a partecipare al locale comitato No Debito, al fine di sviluppare un robusto fronte unico di lotta.

 In data odierna, inoltre, sul pricipale quotidiano locale (il Gazzettino), è stata pubblicata, con un certo risalto, la nostra risposta ad una lettera dai contenuti reazionari apparsa due giorni prima sullo stesso giornale. Qui di seguito la nostra lettera:

 Mercoledì 21 dicembre è stata pubblicata una lettera relativa alla protesta dei lavoratori del servizio treni notte licenziati da Trenitalia (800 in tutta Italia, una quarantina a Venezia) che si sta svolgendo dinnanzi alla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia. L’autore si scandalizzava per la presenza di due fantocci vestiti da ferrovieri appesi con un cappio ad un lampione, a rappresentare la situazione dei lavoratori licenziati. Si domandava cosa avrebbero potuto pensare dei bambini nel vedere il “macabro” spettacolo. Affermava, infine, che si tratta di una protesta incivile e che il fatto che sia permessa è indice di una deriva verso la barbarie. Evidentemente si tratta di una persona che vive al di fuori della realtà (di certo al di fuori della realtà della classe lavoratrice)… Ciò che è vergognoso non è la messinscena dei fantocci impiccati, ma il licenziamento di centinaia di lavoratori veri, in carne ed ossa, ai quali il lavoro dava di che sfamare la propria famiglia! I bambini per i quali bisogna preoccuparsi non sono quelli che vedono i macabri fantocci, ma quelli che hanno visto i propri genitori licenziati! Proteste come quella di questi lavoratori non sono la causa della deriva verso la barbarie, ne sono lo specchio: sono lo specchio di un modello economico allo sfascio, che getta e getterà nella miseria un numero sempre maggiore di persone. Davanti ad una situazione così tragica, la protesta, lungi dall’essere incivile, è invece sin troppo morbida. 

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