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Marcegaglia: referendum operaio

Il referendum viene considerato uno strumento democratico ma lo è soltanto in teoria.
In effetti, spesso si trasforma nel suo contrario per volontà della minoranza che ha il potere di indirlo.
Insomma il referendum tende quasi sempre al plebiscito non solo per la contrattazione sindacale di secondo livello ma, con le dovute distinzioni, per le grandi questioni sindacali nazionali.
Nella contrattazione aziendale, in genere funziona così: l’assemblea dei lavoratori da mandato alla RSU di porre all’azienda determinate richieste ma, nella contrattazione fra Azienda, direzioni sindacali e RSU, queste verranno completamente stravolte e si andrà a votare un’ipotesi d’accordo completamente diversa o assolutamente contraria.
Naturalmente le nuove norme sottoposte al voto conterranno un peggioramento per gli operai e un vantaggio per l’azienda. Ci sarà anche la classica: ” ciliegina sulla merda” e cioè un qualche miglioramento marginale per mascherare la fregatura e giustificare l’operato di sindacato e RSU.
Così il mandato verrà completamente stravolto.
I sindacati diranno:“Abbiamo ottenuto il massimo possibile, meglio di così non si poteva fare”.
Ai lavoratori non resterà che votare no o sì ma non potranno votare per qualcosa di alternativo e questo sarà un fondamentale vantaggio per l’azienda e il sindacato( o i sindacati ) che si erano già messi d’accordo.
Inoltre gli operai partiranno svantaggiati perché è quasi certo che i capetti e gli impiegati voteranno a favore.
Quindi perché vincano i no è necessaria una grande maggioranza fra gli operai.
Se a questo aggiungiamo: intimidazioni più o meno velate da parte dell’azienda e le pressioni della maggioranza dei delegati RSU, nei confronti dei lavoratori che si dichiarano contro, si può facilmente capire che è molto difficile che vincano gli operai.
Difficile, ma non impossibile e se vincano i no, la vittoria operaia varrà doppio, andando oltre il contenuto specifico della consultazione proprio perché ritenuta quasi impossibile.
Significherà un aumento del potere operaio nei confronti dell’azienda, cioè una vittoria della classe operaia, anche se piccola e nel complesso non determinante, se vista nel contesto degli attuali rapporti di forza fra borghesia e proletariato.
Crescerà fra i lavoratori la coscienza della propria forza, costringerà i “maneggioni”all’interno delle RSU e sindacati concertativi a una: “pausa di riflessione” e sarà una buona base di partenza per le lotte future.
Comunque per una vittoria operaia bisogna che vi siano alcune condizioni favorevoli che consentano, perlomeno, una base di partenza a favore dei lavoratori. 
Una è che i rappresentanti sindacali, sia i delegati che i sindacati, abbiano perso precedentemente la loro credibilità; cioè che vi sia una crisi della rappresentanza.
La seconda è che vi siano dei lavoratori, fuori o dentro la RSU, determinati a schierarsi apertamente contro l’azienda e la maggioranza dei propri rappresentanti sindacali.
Queste condizioni ci sono state in occasione del referendum sull’uso delle ferie alla Marcegaglia di Forlì. L’azienda voleva usare le ferie al posto della cassa integrazione, cioè bruciare un diritto dei lavoratori trasformandolo in uno strumento di flessibilità a fronte di un calo produttivo.
Nonostante i sindacati e la maggioranza della RSU si sia schierata a favore, i lavoratori hanno votato contro.
Una volta tanto, un referendum davvero operaio.
Cellula operaia del Partito Comunista dei Lavoratori
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