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Macché liberazione, questo è il golpe della BCE!

L.L. –Sono fasi concitate quelle che hanno segnato la caduta del governo Berlusconi.
Una fase politica quella che stiamo vivendo, in cui si sono persino sprecate improbabili comparazioni storiche.
L’ennesima conferma che la dicotomia berlusconismo-antiberlusconismo ha mandato letteralmente i cervelli all’ammasso.

Se da una parte gli anti-B hanno sventolato il tricolore in nome della “liberazione” il sabato, la domenica i pro-B hanno sfilato con il tricolore a sostegno del ducetto delle olgettine, perchè non si arrendesse.
La confusione è palpabile.
Paradossalmente, per parafrasare Bordiga si potrebbe dire che il peggior prodotto del berlusconismo, è proprio l’antiberlusconismo.

Se davvero si volesse azzardare una comparazione storica, si dica fino in fondo che non siamo al 25 aprile del ’45, ma al massimo al 25 luglio del ’43.
Ciò che ci attendono saranno anni di sofferenze e con tutta probabilità di “guerra civile” (sia che la subiremo passivamente in modo strisciante, sia che sapremo rispondere), sarà una guerra di classe senza esclusione di colpi. Perché? Prima di tutto Monti non incarna la liberazione, ma al limite la “badoglieide”.
Monti ci è stato imposto dalla BCE attraverso un “golpe soft” che manda a puttane la retorica bipartizan di questi anni che si è riempita la bocca di democrazia e libertà.
Un’operazione in cui il ruolo di Napolitano assomiglia a quello di Vittorio Emanuele III (chissà che un domani non sia anche lui costretto alla fuga)…

Pd e PdL, gli anti-B e i pro-B, si trovano dopo anni di (finta) contrapposizione sulla stessa parte della barricata a sostegno del governo dei 39 punti della BCE che prevedono tra i tanti:
-Abolizione delle pensioni di anzianità,
-Allungamento dell’età pensionabile a 67 anni,
-La piena libertà di licenziare,
-Il “pareggio di bilancio”, ovvero la dismissione di beni di proprietà statale, vendita di quote azionarie di grandi aziende di proprietà statale, attendibilità del piano per la riduzione del debito lordo (leggi trasferimento di risorse alle banche).
-Compressione dei salari a vantaggio dei profitti
-ecc
Ancora una volta la ricetta è far pagare la crisi ai lavoratori, ai disoccupati, ai pensionati, ai precari ed ai giovani. E la sinistra riformista che fa?
Si piega ai banchieri!
Mentre l’Idv (ammesso e non concesso che sia di “sinistra”) ha preso tutte la parti in commedia, per finire con il sostenere il governo unico delle banche; Vendola, nonostante sia fuori dal parlamento ha annunciato il suo “sostegno a tempo”; mentre la FdS invece di rompere finalmente con il Pd, attende che il loro naturale alleato finisca di trucidarci in alleanza al PdL, per poi candidarsi a VASSALLI di un nuovo governo di centrosinitra.
Berlusconismo e antiberlusconismo, che pena!

E mentre il Pd parla di Ricostruzione, la Lega nella nuova caricatura “social-fascista” finisce per opporsi alla macelleria sociale che avrebbe voluto gestire in prima persona.
Macelleria sociale lo sarà sicuramente, ma cosa si ricostruirà?
Ricostruzione appunto, altro tema da “unità nazionale” che nell’immediato dopo guerra finì per frenare le lotte operaie e collocò il proletariato alla coda del padronato nazionale.
Ricostruzione appunto, che ricorda i reparti celere di Mario Scelba contro gli operai.
Tutti i vocaboli di questa fase ricordano (probabilmente non a caso) un clima da secondo dopoguerra.

Gettate la maschera signori, il tempo dell’ipocrisia è finita, i richiami all’unità nazionale a noi internazionalisti ricordano solo mattanze sociali!
Noi, che abbiamo memoria e guardiamo alla materialità dei fatti, sappiamo che il vostro patriottismo (in ostaggio dei mercati finanziari) è inservibile per migliorare le condizioni delle masse.
Noi, che abbiamo l’unico programma di uscita dalla catastrofe capitalista, rivendichiamo la bancarotta degli stati e delle banche, prima che queste marionette dei padroni ci riducano a livelli da medio-evo sociale. E’ ora della rivoluzione, è ora di liberarci dal capitalismo.

NO AL GOVERNO MONTI NAPOLITANO (Leggi tutto)

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