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Patologia di un grande sindacato: …ovvero il tradimento di Susanna Camusso

Nel 1940, mentre ancora le truppe resistevano alla travolgente avanzata dell’esercito nazista, il re del Belgio Leopoldo firmò la resa del suo paese a Hitler.
Salvò se stesso e visse gli anni della guerra in un castello, mantenendo formalmente il suo titolo e la sua corte, ma condannò il Belgio e il suo popolo.
Come il re del Belgio, ma di fronte ad un nemico meno potente, Susanna Camusso, firmando l’accordo inter-confederale sulle regole contrattuali, ha salvato se stessa e la burocrazia della CGIL ma ha tradito e svenduto il suo popolo, cioè gli iscritti alla CGIL e tutti i lavoratori.

In realtà la linea conflittuale con il padronato e in primo luogo con Confindustria stava stretta alle burocrazie della CGIL. Purtroppo (per la burocrazia confederale) era il successo elettorale Berlusconiano del 2008 che faceva saltare la tradizionale politica di concertazione triangolare fra loro, il padronato e il governo. Questo avveniva per due motivi diversi ma collegati fra loro. Da una parte c’era il PD che, essendo all’opposizione, non voleva accordi troppo espliciti con il governo e dall’altro lo stesso governo che, secondo gli intenti di Sacconi e Brunetta, voleva marginalizzare la CGIL creando un asse totalitario delle relazioni sindacali con CISL e UIL, ormai del tutto vendute a governo e padronato.
In questo quadro la CGIL, riflettendo anche la linea politica del PD, aveva come obiettivo la ricostruzione di un asse concertativo con il padronato possibilmente contro il governo e la sua politica, in nome dei ceti produttivi e contro il populismo berlusconiano e leghista.
In particolare, la pressione veniva esercitata nei confronti della democratica Emma Marcegaglia, nella speranza di ritrovare, all’interno di un quadro di distacco, ma non di scontro, col governo, una qualche forma di unità con CISL e UIL. Questo era l’asse della posizione maggioritaria nel congresso della CGIL dello scorso anno. Purtroppo per Epifani e Camusso, la Marcegaglia non poteva ignorare il quadro politico dominante; la logicità, dal punto di vista capitalistico, della politica di rigore del ministro Tremonti e della volontà da parte delle burocrazie ultra vendute di CISL e UIL di mettere all’angolo la CGIL.

La formale linea di “ opposizione “ della CGIL nello scenario sindacale italiano, del tutto astratta e inconcludente, si spiega solo con questa situazione e si spiega anche il perché, nella concretezza delle migliaia di contrattazioni riguardanti realtà non così’ importanti da “forare” l’attenzione dei media, la CGIL a livello categoriale, non si è mai distinta da CISL e UIL. Lo sviluppo negli ultimi mesi della crisi del Berlusconismo, ha però riaperto i giochi; permettendo alla CGIL di superare la propria paralisi. Benchè le conclusioni di questo processo ( caduta di Berlusconi ) non siano ancora certe, è evidente che si pone lo scenario di un nuovo governo e in parallelo ,per il padronato, recuperare un rapporto concertativo anche con la CGIL è ridiventato possibile oltre che utile e necessario.

In quanto a CISL e UIL, dominate dal vecchio detto “ O Franza o Spagna, basta che se magna “ non c’è niente di meglio che consolidarsi attraverso un accordo di sostanziale svendita da parte della CGIL. Susanna Camusso ha accettato di “aprire” su questioni centrali come l’assenza di verifica referendaria sugli accordi, la derogabilità dei contratti nazionali, il loro carattere di cornice con demandi, la “tregua” nelle lotte sindacali anche per chi non firma l’accordo a condizione che esso sia accolto dalla maggioranza delle RSU ( con la regola anti-democratica del terzo riservato a CGIL, CSL e UIL ). Tutto questo in cambio di norme confuse sul calcolo della rappresentanza. Una svendita clamorosa non solo dei diritti degli iscritti al sindacato ma di tutti lavoratori, una pugnalata alle lotte, seppur limitate, condotte dalla FIOM in questo ultimo anno ma, anche delle posizioni formali della stessa maggioranza CGIL e dello statuto della confederazione, che impegna alla ricerca di regole condivise affinchè ogni contratto sia sottoposto alla convalida dei lavoratori. Del resto le grida di gioia levatesi da tutto lo schieramento borghese, sono la prova del vero carattere dell’accordo, anche se il Governo e il ministro Sacconi sono stati tenuti ai margini e la FIAT non ha ottenuto tutto quello che voleva. In conclusione il vero vincitore della partita è stato il PD, che risolve così anche le sue contraddizioni interne fra settori filoCGIL e settori filoCISL.

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