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CACCIARE BERLUSCONI DAL VERSANTE DEI LAVORATORI, NON DI MONTEZEMOLO

La crisi politica esplosiva del berlusconismo mette a nudo una volta di più la natura borghese delle “opposizioni” parlamentari.
Nel momento stesso della massima contrapposizione istituzionale tra governo e “opposizioni”, la prima preoccupazione di queste ultime è consentire a Berlusconi e
Tremonti il varo prioritario della “legge di stabilità”: comprensiva di nuove scandalose regalie alle scuole private, dell’ennesimo rifinanziamento delle missioni di guerra, degli incentivi fiscali alla demolizione del contratto nazionale di lavoro (salario di produttività).
E’ ciò che chiedevano a gran voce la Confindustria , i banchieri, la Presidenza della Repubblica, la Commissione europea.
Le “opposizioni” hanno semplicemente obbedito: rinviando la presentazione della mozione parlamentare di sfiducia contro Berlusconi.
E’ un fatto emblematico: rivela l’unità di centrodestra e centrosinistra attorno al superiore interesse di sua maestà il capitale.
Che ha diritto di precedenza sulla “guerra” parlamentare.
Si conferma così la vera natura della contesa politica in corso.
La banda reazionaria di Berlusconi cerca di sopravvivere al naufragio della propria maggioranza per salvare il Capo dalle patrie galere: per questo distribuisce gli ultimi doni ai propri committenti sociali.
Le “opposizioni” liberali (PD e UDC) cercano di rimpiazzare Berlusconi con un governo più direttamente legato all’interesse generale del grande capitale finanziario: per questo preservano tutte le porcherie sociali del berlusconismo contro i lavoratori, e si candidano a vararne di proprie.
Cosa aspettano le sinistre politiche e sindacali a rompere col Centrosinistra e a unire nell’azione le proprie forze su un programma di mobilitazione anticapitalista? Perché continuano a subordinarsi al PD ( e persino all’UDC) pur di rientrare nel “gioco” istituzionale?
Berlusconi dev’essere cacciato dal versante delle ragioni dei lavoratori o da quello degli interessi di Montezemolo e Marchionne?
E’ necessario porre al centro dello scontro politico e sociale le ragioni dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, della sanità, della scuola pubblica, attorno ad una piattaforma di lotta che unifichi tutti gli sfruttati in una lotta vera, continuativa, radicale, capace di capovolgere i rapporti di forza e
di aprire la via di una vera alternativa.
La grande manifestazione operaia del 16 Ottobre, le lotte di resistenza in centinaia di aziende, le mobilitazioni nella scuola e nell’università rivelano le potenzialità di un largo fronte comune contro gli industriali, i banchieri, i loro partiti, i loro governi.
Ma c’è bisogno di una sinistra vera, che abbia il coraggio di battersi contro questo sistema, per un governo dei lavoratori.
Per questo costruiamo il Partito Comunista dei Lavoratori: l’unico partito che non ha mai tradito gli operai.
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