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STRUTTURE MISTE DI VIGILANZA OPERAIA E POPOLARE CONTRO LA CRIMINALITA’ DI OGNI COLORE

di Marco Ferrando -portavoce nazionale PCL-CRQI
Gli scontri interetnici di viale Padova a Milano sono il nuovo brodo di coltura di una campagna sicuritaria contro i migranti. Gli stessi ambienti dominanti che gestiscono le politiche di emarginazione e oppressione dei migranti, provano a indirizzare contro di essi i risultati delle proprie politiche. Gli stessi propugnatori delle politiche dei ghetti, recitano “lo scandalo” per il degrado dei ghetti, e invocano “pulizia”.
E’ un campionario di ipocrisia. La verità è che quanto è accaduto in viale Padova è lo specchio delle politiche reazionarie che centrodestra e centrosinistra hanno praticato contro i migranti, dentro le ciniche leggi del mercato. L’esclusione sociale spinge tanti migranti a ripiegare nell’appartenenza etnica e comunitaria, in ricorrente contrapposizione ad altre comunità migranti. Il sovraffollamento in piccole stanze , gli ostacoli ai ricongiungimento familiare, il degrado sociale spingono i migranti verso la strada, talvolta verso la pratica delle bande e delle gang, a difesa del “proprio” territorio. Miseria e disoccupazione gettano una parte di loro fra le braccia della vera e propria criminalità ( italiana e “straniera”) che penetra nelle comunità, vi recluta propri fiduciari e teste di ponte, vi introduce nuovi codici gerarchici di ricatto e comando. Il risultato è che parte grande di migranti vive non solo l’oppressione di leggi reazionarie e gli abusi quotidiani della polizia, ma anche angherie e soprusi di bande e di gang della propria comunità o di comunità etniche “rivali”.
Le classi dominanti sfruttano le contrapposizioni etniche tra migranti come ulteriore strumento della loro disgregazione; usano di fatto la malavita quale mezzo di controllo e subordinazione sociale delle comunità migranti all’ordine costituito; sfruttano ogni episodio criminale che coinvolga i migranti ( persino quelli che li vedono vittima, come in viale Padova) per giustificare e rafforzare le leggi reazionarie anti immigrati. Salvo lanciare sotto elezioni l’ immancabile invocazione di “ordine e sicurezza”.
Noi crediamo che i lavoratori e il movimento operaio debbano fare l’opposto. Anche noi chiediamo “pulizia”. Ma non la pulizia delle retate poliziesche e squadriste contro i migranti come vorrebbe Salvini ( Lega). Bensì l’ azione organizzata di strutture miste di lavoratori italiani e migranti contro la criminalità del quartiere, qualunque sia il suo colore. Contro la criminalità dello spaccio di droga pesante, italiana o “straniera”. Ma anche contro la criminalità dei proprietari di casa (prevalentemente italiani, ma non solo) che impongono affitti insostenibili a migranti ammucchiati nelle loro stamberghe; contro la criminalità multicolore degli sfruttatori di lavoro nero, italiano e migrante; contro la criminalità degli italianissimi usurai che fanno ordinario strozzinaggio contro i piccoli esercenti del quartiere, specie se immigrati; contro la criminalità della malavita, italiana e “straniera”, che impone il pizzo sulle attività di quartiere. E infine naturalmente contro le provocazioni e aggressioni di bande razziste o di gang comunitarie, ai danni di lavoratori migranti o italiani.
Alla logica reazionaria della contrapposizione etnica e interetnica opponiamo la contrapposizione di classe. Alla logica dei rastrellamenti contro i lavoratori migranti opponiamo il “rastrellamento” dei loro sfruttatori. Alla logica dell’”appello” alla polizia opponiamo l’autorganizzazione dei lavoratori migranti e italiani, in piena autonomia dallo Stato.
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