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Non c’è libertà di stampa in regime capitalista!

Sul filo rosso del tempo.
…La «libertà di stampa» è una delle parole d’ordine fondamentali della «democrazia pura». Tuttavia, gli operai sanno, e i socialisti di tutti i paesi hanno riconosciuto milioni di volte, che questa libertà è un inganno, fino a quando le migliori tipografie e le immense provviste di carta rimangono nelle mani dei capitalisti, fino a quando permane sulla stampa il potere del capitale, che si manifesta nel mondo intero in forma tanto evidente, brutale cinica, quanto più sono sviluppati la democrazia e il sistema repubblicano, come ad esempio in America. Per conquistare l’uguaglianza effettiva e la democrazia reale per i lavoratori, per i proletari, bisogna prima togliere al capitale la possibilità di assoldare gli scrittori, di comprare le case editrici e di corrompere i giornali, e, per far questo, bisogna abbattere il giogo del capitale, rovesciare gli sfruttatori, schiacciare la loro resistenza.
I capitalisti hanno sempre chiamato «libertà» la libertà di arricchirsi per i ricchi e la libertà di morire di fame per gli operai. I capitalisti chiamano libertà di stampa la libertà per i ricchi di corrompere la stampa, la libertà di usare le loro ricchezze per fabbricare e contraffare la cosiddetta opinione pubblica.
In realtà i difensori della «democrazia pura» sono i difensori del più immondo e corrotto sistema di dominio dei ricchi sui mezzi d’istruzione delle masse, essi ingannano il proletariato, in quanto lo distolgono, con le loro belle frasi seducenti e profondamente ipocrite, dal compito storico concreto di affrancare la stampa dal suo asservimento al capitale. L’effettiva libertà e uguaglianza si avrà nel sistema costruito dai comunisti e in cui non ci si potrà arricchire a spese altrui, in cui non ci sarà la possibilità oggettiva di sottomettere direttamente o indirettamente la stampa al potere del denaro, in cui niente impedirà a ciascun lavoratore (o gruppo di lavoratori di qualsivoglia entità) di godere in linea di principio e nei fatti dell’eguale diritto di usare le tipografie e la carta appartenenti alla società.
La storia dei secoli XIX e XX ha mostrato ancor prima della guerra che cosa sia nei fatti la famigerata «democrazia pura» in regime capitalistico. I marxisti hanno sempre sostenuto che, quanto più la democrazia è sviluppata e «pura», tanto più diventa palese e implacabile la lotta di classe, tanto più il giogo del capitale e la dittatura della borghesia appaiono nella loro «purezza». Le cariche alle fabbriche in lotta, i processi ai nostri militanti, questi e migliaia di altri fatti del genere mettono a nudo quella verità che la borghesia si sforza con ogni cura di nascondere, la verità che nelle repubbliche più democratiche regnano di fatto il terrorismo e la dittatura della borghesia, i quali si manifestano apertamente ogni volta che agli sfruttatori comincia a sembrare vacillante il potere del capitale…
Non c’è reale libertà di espressione, né di pensiero in regime capitalista.
Solo chi ha disponibilità economica ha diritto di stampare giornali, riviste; solo la classe dominante può gestire network televisivi o radiofonici. La libertà esiste solo per una manciata di magnati! Non è certo con qualche blog o con l’utilizzo di facebook che si può mettere seriamente in discussione il potere dominante… al massimo ci è consentito di vivere nell’illusione. Il regime capitalista ci consente solo di cambiare canale o di non comprare i loro giornali. Per noi non è sufficiente, noi militanti rivoluzionari, esigiamo una libertà d’espressione vera, liberata dagli industriali dell’editoria.
Tra De Benedetti e Berlusconi scegliamo di combatterli entrambi!
Tra Travaglio e Feltri, scegliamo il protagonismo di classe, perché non è di “grilli parlanti” che sentiamo il bisogno, ma dell’organizzazione internazionale dei lavoratori.
Volantino distribuito venerdì 5 febbraio a Forlì, in occasione di un’iniziativa sulla “libertà di stampa”.
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