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PER IL DIRITTO DI RIVOLTA DEI MIGRANTI CONTRO I LORO SFRUTTATORI CRIMINALI E LO STATO CHE LI PROTEGGE.

La rivolta di migliaia di lavoratori migranti a Rosarno rappresenta un atto di dignità e di coraggio. In questo senso, un esempio per tutti gli sfruttati. Migranti già in fuga dalla fame e dalle guerre, privati dallo Stato di ogni permesso di soggiorno, consegnati quindi senza difese al supersfruttamento delle cosche criminali, per di più fatti bersaglio dalle armi da fuoco di quelle cosche, si sono semplicemente ribellati alla propria condizione inumana. Suscitando per questo lo “ scandalo” di tanti benpensanti per nulla scandalizzati dallo loro “normale” condizione.
E’ vero, i migranti hanno usato “violenza”, a volte cieca e maldestra, perché privi di direzione. Ma la violenza impiegata è una goccia nel mare della violenza subita nel corso della loro vita. E in ogni caso nessuno dei loro oppressori, diretti o indiretti, ha “diritto di parola” sulla ribellione degli oppressi. Non l’ha il ministro Maroni e il suo governo, dediti ad una campagna quotidiana xenofoba di odio e violenza, e oggi in prima fila a invocare la “legge”. Non l’hanno i sepolcri imbiancati del Partito democratico, che dal governo vararono le prime leggi reazionarie antimigranti, tirando la volata alle destre. Non l’ha infine il Presidente Napolitano, primo firmatario di quella legge che nel 98- col voto sciagurato di tutte le sinistre- introdusse i campi di detenzione per immigrati: e che oggi plaude, con aria severa, all’invio di nuove truppe per riportare l’”ordine” a Rosarno. Questa tonnellata di ipocrisia legalitaria e “democratica”la lasciamo ai partiti dominanti. Ai protettori “legali” della malavita e dello sfruttamento del lavoro nero. Agli elargitori dei condoni ai criminali.

Noi stiamo dall’altra parte della barricata. Noi stiamo dalla parte della rivolta, delle mani nude che hanno impugnato pietre e bastoni, contro le cariche della polizia e le fucilate delle cosche. E’ da questa parte della barricata che siamo legittimati a dire che è sbagliato colpire un’automobile o un cittadino innocente, come ogni azione che possa favorire la contrapposizione tra lavoratori migranti e lavoratori italiani. Ma lo diciamo non perché vogliamo una ribellione “più moderata”, bensì per la ragione esattamente opposta: perché a domanda di liberazione che si esprime nella ribellione deve rivolgersi contro l’ordine sociale dello sfruttamento. E dunque deve unire tutti gli sfruttati, siano essi italiani o migranti, contro le classi dirigenti del Paese.
Per questo la rivolta di Rosarno pone alle sinistre italiane un nuovo ordine di responsabilità. Non bastano parole di comprensione o “solidarietà” verso i migranti. Non bastano le attenzioni “umanitarie”. E’ necessaria una immediata mobilitazione unitaria di tutte le sinistre politiche e sindacali a fianco della rivolta contro la repressione dello Stato. E’ necessaria una piattaforma di lotta unificante del popolo migrante a partire dalla rivendicazione del permesso di soggiorno per tutti ( unica misura vera contro la “clandestinità”) e dell’abrogazione dell’intera legislazione antimmigrati degli ultimi 12 anni. E’ necessaria una piattaforma di mobilitazione unificante dei lavoratori italiani e migranti, che rivendichi l’introduzione del reato di sfruttamento del lavoro nero, l’abrogazione delle leggi di precarizzazione del lavoro, il blocco dei licenziamenti, e un piano di opere di utilità sociale ( risanamento edilizio, case popolari, riparazione della rete idrica, riassetto del territorio, asili , scuole, ospedali..) che dia lavoro a italiani e migranti, e sia pagato dalle grandi rendite, dai grandi patrimoni, dai grandi profitti. Perché anche i migranti in rivolta e i proletari onesti di Rosarno possano unirsi nella lotta contro i comuni avversari di sempre : i loro sfruttatori e lo Stato gendarme.

MARCO FERRANDO portavoce nazionale del PCL

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