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CON I LAVORATORI O CON GLI ASSESSORI?

-DIBATTITO MILITANTE-
ALCUNE DOMANDE AI COMPAGNI DELLA FEDERAZIONE (Pdci-PRC-Socialismo 2000)
Cari/e compagni/e , a pochi mesi dal varo del progetto della “federazione della sinistra” ( il termine “alternativa” è stato prudentemente rimosso) ci troviamo di fronte a scelte ed atti dei suoi gruppi dirigenti che ripropongono come se nulla fosse accaduto la stessa logica di fondo che ha distrutto negli anni passati larga parte della sinistra italiana. Mentre le proposte unitarie che abbiamo insistentemente avanzato sul terreno della lotta di classe continuano ad essere evase.
IN “BASSO A SINISTRA” CON ..LOIERO E BURLANDO?
In tutta Italia PRC e PDCI stanno realizzando coalizioni di governo col centrosinistra in vista delle prossime elezioni regionali. Spesso in continuità con i governi locali in cui sono seduti i propri inamovibili assessori, e quindi in continuità con quelle politiche dominanti che le giunte regionali di ogni colore gestiscono: chiusura di ospedali, finanziamento ai padroni e alle loro delocalizzazioni, speculazioni ambientali, gestione del precariato, regalie alla Chiesa..Chiediamo: come si può continuare questa politica rovinosa, tanto più nel momento in cui i nuovi poteri delle giunte regionali appesantiscono ulteriormente le loro responsabilità di gestione delle politiche padronali e governative? Come si può continuare a stare, imperturbabili, in coalizioni di governo segnate dal malaffare, come in Campania, in Calabria, in Liguria? Come si può accettare addirittura l’allargamento delle coalizioni alla UDC, come in Liguria, pur di mantenere i propri assessori o la speranza di riconquistarli? Come si può stare, ad esempio, con tanto di vicesindaco,in quella giunta di Sesto San Giovanni impegnata a cacciare i rom con gli stessi identici metodi di Alemanno? E’ questa la.. “svolta in basso a sinistra” che il congresso del PRC annunciava? E’ questa la promessa solenne del “mai più nelle giunte “a prescindere” che il Congresso del PDCI proclamava? E’ questa l’ “autonomia dal PD” dichiarata da entrambi in innumerevoli risoluzioni e dichiarazioni?
UN GOVERNO “DI GARANZIA” CON BERSANI E CASINI?
Parallelamente PRC e PDCI annunciano la propria disponibilità ad un governo nazionale di garanzia con PD e UDC, di “durata annuale”, per “fare la riforma elettorale”. Incredibile. Come si può pensare che un governo borghese possa limitarsi per un anno a..fare la riforma elettorale? Un governo semplicemente “governa”, cioè amministra quotidianamente l’insieme dell’apparato statale in tutte le sue funzioni ordinarie: inclusa la gestione delle missioni di guerra, il finanziamento di grandi imprese e banche, l’imposizione di sacrifici sociali agli operai, le regalie profumate al Vaticano, l’oppressione dei migranti, la repressione delle lotte e dei movimenti. Qualcuno pensa che a fianco del PD o di Casini si potrebbero fare altre politiche? O che le politiche confindustriali e di guerra possano conoscere la sospensiva di “un anno sabbatico” per consentire a Ferrero e Diliberto di incassare gratis una vantaggiosa legge elettorale? La verità è che persino da un versante extraparlamentare torna a manifestarsi per vie traverse quella vocazione governativa che appena ieri condusse le sinistre, in cambio di ministri, a votare guerre e sacrifici contro il proprio popolo. Del resto: si può pensare seriamente che i mille accordi locali di governo col peggior centrosinistra non abbiano alcun riferimento alla prospettiva di ricomposizione di un centrosinistra nazionale?
PONZIO PILATO AL CONGRESSO DELLA CGIL?
Mentre corteggiano Bersani, i gruppi dirigenti di PRC e PDCI annunciano una posizione pilatesca rispetto al congresso nazionale della CGIL. Nel migliore dei casi si dice: “ nelle lotte stiamo con la FIOM, ma non ci compete alcuna presa di posizione in un congresso sindacale”. Ma davvero si può dare la solidarietà alla Fiom sul terreno delle lotte, e negare la solidarietà alle ragioni della Fiom nella sua battaglia congressuale? E a proposito di “autonomia”: per quale ragione il PD può apertamente sostenere la mozione maggioritaria di Epifani, e le sinistre non dovrebbero appoggiare la mozione della minoranza? Non ci si nasconda dietro la foglia di fico delle “contraddizioni”( reali) e dei limiti (evidenti) di questa mozione, che peraltro il PCL ha combattuto: perché è innegabile che, al di là dei suoi limiti, la minoranza congressuale, imperniata sulla Fiom, contesta la politica di concertazione della maggioranza burocratica della Cgil e raccoglie le spinte più radicali della classe operaia industriale e la sua domanda di svolta. La vera battaglia per l’autonomia sindacale non è forse quella che passa per la battaglia contro la vocazione alla collaborazione di classe? E non è proprio questa immutata vocazione dell’apparato Cgil ad averlo indotto in questi due anni a contenere e disperdere il potenziale di lotta del mondo del lavoro e a respingere ancora oggi quella proposta di sciopero generale che la minoranza ha avanzato? La verità è chela grave posizione pilatesca del PRC non ha niente a che vedere con gli argomenti esibiti. E’ legata al nuovo rapporto federativo con la sponda politica di Lavoro e Società che si è schierata con Epifani in Cgil; è legata alla speranza di costruire una relazione privilegiata con la burocrazia dirigente della Confederazione occupando parte dello spazio liberato dal PD; è legata alla volontà di mostrare un atteggiamento di riguardo verso Epifani in quanto grande elettore di Bersani: ciò che può essere utile nel momento in cui con Bersani si trattano gli accordi di governo nelle regioni e si aprono nuove possibili prospettive nazionali. Ma cosa ha a che vedere tutto questo con una prospettiva anticapitalistica e di classe?
ATTENDIAMO RISPOSTA ALLA NOSTRE PROPOSTE UNITARIE, DI AZIONE E CONFRONTO.
Queste ragioni confermano una volta di più l’autonomia del nostro partito nei confronti della Federazione della sinistra, e la nostra scelta di costruzione indipendente del PCL, che si va dispiegando sull’intero territorio nazionale. Ma non comportano per parte nostra alcuna autorecinzione. Al contrario. Rilanciamo ostinatamente, tanto più oggi, quelle proposte unitarie sul terreno dell’iniziativa di classe e del confronto politico cui non si è data sinora risposta. Ad esempio: si vuole costruire un fronte comune d’azione che punti alla occupazione operaia di tutte le aziende che licenziano, generalizzando l’esempio di Eutelia e di Alcoa? Si vuole lavorare insieme su una proposta di coordinamento nazionale di tutte le aziende in lotta a difesa del lavoro, a partire da quelle già presidiate e occupate, e di creazione di una vera cassa nazionale di resistenza? Si vuole aprire un confronto sulla prospettiva d’innesco di una esplosione sociale di lotta che possa incidere davvero sui rapporti di forza e segnare una svolta reale ? Su questi e altri terreni , imposti dall’acuirsi dello scontro di classe, il PCL ha rivolto da tempo a tutte le sinistre politiche e sindacali una proposta di unità e radicalità di lotta . Accompagnandola con una proposta di “ Parlamento dei lavoratori e delle sinistre” che possa rappresentare un ambito unitario e democratico di confronto pubblico tra i diversi soggetti della sinistra italiana attorno ai nodi dell’opposizione sociale, della risposta alla crisi, di un’alternativa vera. Sinora abbiamo incontrato, su queste proposte, un tombale silenzio. Ma ci permettiamo di insistere. Sapendo che l’iniziativa comune col PCL sul terreno della rivolta sociale, è incompatibile di fatto con la linea degli accordi di governo con Bersani e con la strizzata d’occhio ad Epifani. E che la Federazione è chiamata a una scelta tra i lavoratori e gli assessori. Perché in troppe scarpe non si può stare.
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