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4 novembre, non c’è nulla da festeggiare


Via tutti i governi di guerra e la loro retorica “nazionalista”
Ci chiediamo come si possa festeggiare a distanza di 91 anni una “vittoria” pagata con il sangue di lavoratori mandati in trincea per una guerra che non volevano e combattuta per volere dei pescecani capitalisti!
Quei proletari mandati a morire, non volevano essere carne da cannone, non intendevano pagare i costi di una guerra imposta dagli industriali; eppure oggi si vorrebbe celebrare sul loro sangue l’idea di “coesione sociale”!
Per quanto ci riguarda, ci sottraiamo a questa ipocrisia.
Quei proletari che allora vennero sacrificati sull’altare del profitto in nome della “patria”, seppero opporsi ripetutamente al grido di “pace tra gli oppressi e guerra agli oppressori”.
Noi oggi, ricordiamo quei proletari che con le loro azioni militanti costruirono un’opposizione sociale che tentò di evitare all’umanità di piangere lutti insensati.
E lo ricordiamo recuperando quel patrimonio storico di lotta.
Oggi come allora, noi, rivendichiamo la parola d’ordine di “guerra di classe alla guerra del capitale”.
Perché oggi come allora, lo Stato imperialista italiano al servizio dei grandi potentati economici nazionali, continua la mattanza in nome del profitto.

L’Italia con oltre 20 miliardi di euro annui, è all’ottavo posto al mondo per spese militari.
Una spesa inaccettabile e ancor più vergognosa se si pensa che in un quadro di crisi come quello attuale il governo oltre ai soliti tagli a istruzione e sanità, ha annunciato che a breve si troverà in difficoltà nel sostenere persino le richieste di cassa-integrazione!

Invitiamo quindi a trasformare il 4 novembre in una giornata di mobilitazione contro la guerra imperialista, il sistema capitalista e il suo Stato.
A lavoratori, precari, disoccupati, non serve a nulla la difesa di un’”identità nazionale”, a noi proletari serve solo la difesa intransigente del nostro interesse di classe!
Un interesse di classe, il nostro, incompatibile con quello del padronato e dei signori della guerra.

-Ritiro immediato delle truppe;
-Basta spese di guerra, è ora d’investire in un piano operaio contro la crisi;
-Solo un governo dei lavoratori potrà porre fine all’ipocrisia di Stato.
Per questo ancora una volta diciamo senza mezzi termini: che se ne vadano tutti governino i lavoratori.

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