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E’ ora di reagire. E’ ora di lottare.

Compagni lavoratori,
siamo dentro una crisi economica che nutre lo spavento e l’incertezza. Ci sentiamo soli, impauriti, impotenti. Chi perde il lavoro o finisce in cassa integrazione vive il dramma di non riuscire più a sbarcare il lunario, a pagare le bollette, il mutuo, le spese scolastiche. Aumenta la povertà e il disagio. Cresce il divario tra una minoranza di borghesi e la maggioranza di chi vive del proprio lavoro. Il governo di Berlusconi e della Lega non ha preso una sola misura per migliorare le condizioni dei lavoratori e per fermare i licenziamenti. Anzi. Mentre vara uno scudo che condona gli evasori fiscali, smantella la scuola pubblica, riduce i sevizi sociali, comprime le prestazioni sociali. Mentre aumenta le spese militari che servono a fare le guerre coloniali come in Afghanistan, neanche un soldo viene speso per sostenere il reddito e il salario dei lavoratori. Mentre spende miliardi per salvare i banchieri e i pescecani delle borse, neanche un euro viene speso per le pensioni, la scuola e la sanità. O meglio, qualcosina viene speso per la povera gente del nostro paese, ma sono come le briciole infinitesimali che le classi dominanti fanno cadere dal loro tavolo imbandito da luculliane libagioni.

È ora di reagire. È ora di rovesciare quel tavolo.

Questa crisi non è un accidente della storia, non è una fatalità, ma è la conseguenza di un sistema, quello capitalistico, che per riprodursi si nutre di politiche antisociali di rapina e di sfruttamento. Un sistema che produce guerra, miseria, sofferenza sociale. Un sistema che per sopravvivere deve periodicamente distruggere risorse e lavoro.
È ora di mettere in discussione questo sistema. È ora di lottare.
“L’autunno potrebbe essere caldo” ci dicono i giornali. La fine dell’estate, intanto è già pericolosamente “tiepida” per l’industria brianzola. A far salire la temperatura stanno provvedendo le notizie provenienti dal comparto metalmeccanico. Sono più di 400 le aziende coinvolte nei processi di crisi (In romagna la situazione è analoga ndr). Ma mentre chiudono le fabbriche ed aumenta il numero dei lavoratori che vengono messi in cassa integrazione, iniziano a manifestarsi i primi segnali di risveglio, di lotta, di resistenza. Ad agosto la lotta radicale degli operai dell’Innse ha indicato la strada: la lotta dura paga. La lotta dura può vincere, quando i lavoratori si uniscono, resistono e occupano la propria fabbrica.
È ora dell’unità e del coordinamento dei lavoratori.
Purtroppo, le lotte di resistenza dei lavoratori si sviluppano in modo sparso e frammentato. Spesso in maniera disperata si tenta di difendere il proprio posto di lavoro. Tutto questo favorisce la dispersione e l’isolamento delle lotte, depotenziando la stessa forza contrattuale dei lavoratori e favorendo le politiche remissive delle burocrazie sindacali. Per questo, crediamo che le esperienze di resistenza operaia vadano generalizzate e che il fronte di lotta dei lavoratori vada unificato. Per questo crediamo che occorra lavorare per organizzare una assemblea dei delegati delle fabbriche in crisi, che rivendicando il blocco dei licenziamenti, lanci una grande vertenza generale per difendere i diritti e le condizioni di vita dei lavoratori. Va approntata una cassa nazionale di resistenza a difesa delle lotte. Le fabbriche che licenziano vanno occupate.
È ora di costruire un’alternativa operaia e socialista.
Centrodestra e centrosinistra appaiono sempre più lontani dai bisogni dei lavoratori e sempre più strettamente aderenti alle politiche dettate dalla Confindustria, dall’Unione Europea, dalle istituzioni finanziarie internazionali. Questa unità di fondo tra i due principali schieramenti della politica italiana ha fatto sì che tantissimi lavoratori si sentano respinti da una politica, che a destra come a sinistra, si presenta come pura occupazione di potere, priva persino di afflato morale e subalterna all’ideologia del mercato.
Il PCL è nato per contrastare questo bipolarismo tra simili, ponendosi fuori e contro questa indigesta marmellata politica. Ci battiamo per un governo dei lavoratori, basato unicamente sulla forza, sulla coscienza e sulla autorganizzazione delle classi subalterne. Per questo, dopo anni anni di sconfitte, dopo che le stesse istanze della sinistra sono state infangate da chi sostenendo il governo Prodi ha tradito per qualche poltrona ministeriale gli interessi di classe, lottiamo per affermare un’alternativa vera che nasca dalle lotte indipendenti dei lavoratori. Per questo ci battiamo perché le lotte dei lavoratori di oggi, non vengano utilizzate domani per affermare un nuovo centro sinistra confindustriale, ma siano invece la leva per rovesciare radicalmente i rapporti di proprietà e di potere nella società, siano il lievito per costruire insieme una alternativa operaia e socialista.
Contributo del Pcl-sezione Brianza
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